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giovedì 4 luglio 2013

Assassin's Creed III: Recensione



Prima d’ora non ho mai scritto una recensione così controversa e travagliata. Effettivamente, Assassin’s Creed III è un gioco molto controverso. Non per i suoi contenuti, sempre legati al complottismo ma niente di così controverso. Semplicemente… è un gioco che molti odieranno e ameranno allo stesso tempo. Lo odieranno perché sembrerà totalmente diverso da un Assassin’s Creed a cui siamo abituati, ma lo ameranno per la sua trama comunque sensazionale e per il suo mondo, così vasto e pieno di segreti e sorprese. Stavolta farò una recensione diversa dal solito, analizzerò nel dettaglio ogni singolo aspetto di questo gioco, che mi ha molto colpito nel bene e nel male, essendo anche la fine della saga di Desmond.
Trama
Non c’è nulla da fare, ragazzi, la saga di Assassin’s Creed si porta dietro una trama veramente bella, con i suoi complotti, l’eterna guerra tra Assassini e Templari e anche l’inserimento di antiche civiltà che hanno camminato sulla Terra prima di noi. Con tutto ciò, Assassin’s Creed III continua la vicenda di Desmond Miles, il quale deve a tutti i costi scongiurare l’imminente Apocalisse programmata per il 21/12/12 (se stai leggendo questo articolo, significa che sei tra quelle tante persone intelligenti che si sono godute la serata ignorando quei grandissimi geni di Mistero, se invece ci hai creduto veramente, beh… FUORI DA QUESTO BLOG!), e per farlo deve scavare nei ricordi del suo antenato pellerossa Ratonhnhanké:ton, meglio noto come Connor Kenway, per trovare una chiave in grado di aprire la porta del Grande Tempio che potrebbe salvare il mondo.
La storia è ricca di colpi di scena, soprattutto alla fine della Sequenza 3, che non vi svelo per motivi di spoiler. La vicenda di Connor è molto entusiasmante, mentre quella di Desmond soffre di una certa mancanza di originalità e il finale non si prefigura entusiasmante come le aspettative.
La trama che si sviluppa nella modalità online, riguardante invece le vicende contemporanee dell’Abstergo, si mostra estremamente affascinante, soprattutto per la vicinanza così stretta alla nostra realtà.
Ambientazione
Non c’è dubbio, l’ambientazione di Assassin’s Creed III è di sicuro uno dei più grandi punti di forza dell’intero gioco. L’enorme mondo creato da Ubisoft è veramente suggestivo e spettacolare, la frontiera americana viene rappresentata in un modo estremamente fedele alla realtà, anche se vi è una certa ispirazione a Skyrim (come affermato dagli sviluppatori stessi) per quanto riguarda i paesaggi innevati.
La boscaglia, piena d’insidie e punti di parkour, si adatta perfettamente allo stile agile e letale degli Assassini.
Le città, New York e Boston, invece sono fin troppo monotone, con poche cose da fare rispetto alle altre pantagrueliche ambientazioni.
Gameplay

Questo capitolo della saga di Assassin’s Creed presenta un buon, se non ottimo, gameplay. Il nuovo sistema di combattimento si rivelerà molto immediato, forse anche troppo, anche per i neofiti della saga. Purtroppo si presentano i soliti problemi di IA dei nemici, anche ne se sono stati migliorati molti aspetti. Infatti, non di rado vi capiterà di dover contrattaccare due nemici nello stesso momento, e anche la possibilità di usare un nemico come scudo umano contro i proiettili avversari si dimostra una bella trovata.
A causa dell’epoca in cui è ambientato il gioco, la Rivoluzione Americana, le armi da fuoco e da distanza come le pistole e l’arco saranno più volte di primaria importanza rispetto al passato, ma non temete, i puristi della saga potranno comunque sbizzarrirsi nelle uccisioni stealth con la lama celata e il tomahawk, rese ancora più semplici da un nuovo sistema di copertura.
Le missioni navali si presentano come una bellissima novità per la saga, rappresentate da una buona varietà e dalla possibilità di usare diverse armi e tattiche contro i nemici (per esempio, le piccole imbarcazioni sono facili da eliminare, mentre con le navi da guerra bisognerà adottare una certa strategia).
Anche le missioni secondarie si mostrano molto interessanti, soprattutto quelle riguardanti la popolazione della tenuta di Connor e la liberazione delle città dal dominio anglo-templare.
La longevità si attesta, dunque, su ottimi livelli, arrivando tra le 40-50 ore di gioco.
Ok, fin qui abbiamo parlato degli aspetti maggiormente positivi del gioco. Adesso è arrivato però il momento delle note dolenti, ovvero della sbroccata suprema.




Connor
Connor si è rivelato un buon protagonista, grazie alla sua storia e al suo senso di giustizia, ma si è anche mostrato un mediocre Assassino. E perché, mi chiederete voi. Bene, ora vi dico perché:

  1) ASSASSIN’S CREED: Si vede quasi sempre Connor affrontare i suoi nemici a spada tratta e mettersi in mostra davanti all’intera popolazione. Dove sono finite la rapidità e la letalità degli Assassini? Dov’è finito quel senso di segretezza e di timore che incutevano nei nemici, dov’è finito il CREDO DELL’ASSASSINO? NEL CESSO! A differenza di Altair ed Ezio, il nostro protagonista non esiterà a fare il cretino davanti a una folla di persone uccidendo nemici a destra e a manca! 
Ammazza, e quello dovrebbe essere uno dei tre antenati più illustri di Desmond?
2)    INGENUITA’: Connor è un personaggio molto ingenuo, a tratti anche infantile, che si unisce agli Assassini e all’armata di George Washington semplicemente per salvare il suo villaggio dai Templari, apparentemente in combutta con gli inglesi, non rendendosi conto delle migliaia di sfaccettature che presentano entrambe le fazioni. Per lui vale solo la regola Patrioti=Buoni, Inglesi=Cattivi. Più ingenuo di così…
3)    INUTILITA’: Insomma… in fondo, a cosa serve Connor? A un bel niente, se non fosse per il fatto che lui porta l’amuleto che dovrebbe servire come chiave a Desmond e agli Assassini moderni per aprire la porta del Grande Tempio e salvare il mondo. Sinceramente, non mi ha lasciato quasi niente come personaggio, a differenza di protagonisti del calibro di Altair o Ezio.
Desmond
Ma cosa hanno fatto al povero Desmond? Oltre ad essere diventato esteticamente più brutto di quanto non lo fosse già, praticamente una Fusione tra gli aspetti peggiori dei cinque redattori di questa blog (incluso il sottoscritto) e una scimmia albina, è trattato pure male nel corso del gioco! Con lui giochiamo solo in tre stupide missioni messe in croce che possiamo definire senza ombra di dubbio, se consideriamo le sue fasi in Revelations “il Portal dei poveri”, l’Uncharted dei poveri, un prologo e un epilogo sottotono che possiamo raccogliere in una sola ora e mezza di gioco. Soltanto la trama che regge il tutto si può definire buona. E dire che in origine questo capitolo doveva essere incentrato solo su di lui!
Sette anni, cinque giochi più spin-off portatili, ed ecco qui come viene trattato il poveretto: a pesci in faccia.
Quindi, in sostanza, Assassin’s Creed III è un buon gioco, che consiglio ai fan della saga e del genere, ma se cercate un gioco stealth veramente bello ed elaborato non ho dubbi: comprate Hitman: Absolution, Dishonored o la Splinter Cell Trilogy.

Sonoro: 7.5
Grafica: 8.5
Gameplay: 8
Longevità: 8
Impatto: 5
Globale: 7.5

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