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venerdì 5 luglio 2013

Una storia tutta giapponese



« Non penso di essere bravo a creare giochi d’azione. Preferisco narrare storie. »
(Hironobu Sakaguchi, creatore di Final Fantasy)


Nel 1986, in Giappone, una software house chiamata Enix creò un gioco per NES denominato “Dragon Quest”, con un Character Design curato da Akira Toriyama, autore del famoso manga/anime Dragon Ball (chi non l’ha mai visto?). Un anno più tardi un’ altra SH, la Square, capitanata dal geniale game designer Hirobonu Sakaguchi, si trova a corto di fondi, ed ha l’ultima chance di creare un gioco: o il successo o il fallimento. Sakaguchi creò un gioco rivoluzionario di nome “Final Fantasy”, riferito appunto al fatto che in caso di insuccesso sarebbe stata la sua “ultima fantasia”. Questi due titoli definirono un nuovo genere: i videogiochi di ruolo alla giapponese, o se preferite JRPG. Questi giochi erano caratterizzati dal gameplay, a turni (anche se poi si svilupparono formule diverse, come gli action-rpg), con una crescita graduale dei personaggi, un sistema di equipaggiamenti, la possibilità di eseguire magie e usare oggetti… insomma, una bella rivoluzione rispetto, che ne so, a Pac-Man (con tutto il rispetto per il mitico videogioco Namco!). Ma soprattutto, ciò che rese grandi i JRPG fu la trama. Un tempo la trama nei videogiochi era appena accennata, e serviva solamente come filo conduttore per gli eventi. In FF e DQ la trama (per quanto nei capostipiti possa essere ancora abbastanza semplice) svolge un ruolo essenziale, ed è spesso proprio lei a tenere incollato il giocatore. Nella trama trovano spesso spazio personaggi carismatici a cui non si potrà fare a meno di affezionarsi. Protagonisti come Cecil, Locke o Cloud; ragazze come Tifa, Aeris, Rydia, Rosa, Terra o Cecil; personaggi secondari come Shadow, Cain o Barrett sono rimasti nei cuori di decine di migliaia di giocatori.

Non per nulla il genere JRPG è quello che più spesso ha fatto pensare ai videogiochi come opere d’arte, in quanto sintetizza perfettamente belle storie, musiche spettacolari e un gameplay complesso. Se il NES contribuì alla nascita del genere, fu sul Super Nintendo che il genere raggiunse la maturità, con capolavori come Final Fantasy IV, V e VI, Dragon Quest V e VI, Breath of Fire I e II, Chrono Trigger, Tales of Phantasia e molti altri. Anche nella generazione successiva di console, e in particolare su PlayStation, fiorirono bellissimi JRPG, come i “soliti” ma sempre graditi FF e DQ, il magnifico Breath of Fire III, Tales of Destiny e Ogre Battle 64 (uno dei migliori esponenti del sottogenere real-time strategy). In seguito, purtroppo, la popolarità del genere si è offuscata, e se nella generazione GCN, PS2 e Xbox ancora ve n'erano parecchi (si prenda ad esempio il bellissimo Kingdom Hearts), in quella corrente non è rimasta traccia di RPG decenti, eccezion fatta per la console Nintendo DS (su cui sono nati Dragon Quest IX, TWEWY e molti altri). La serie principale di FF dal decimo episodio in poi è decaduta, piccole produzioni a basso budget sono a dir poco imbarazzanti e non v’è traccia di altro. Ma qualcosa sta accadendo…

Monolith Soft, SH acquistata da Nintendo, ha creato un capolavoro assoluto come “Xenoblade Chronicles”, che riprende tutti i migliori elementi dei JRPG vecchio stile aggiungendo un tocco di freschezza ed innovazione, tanto che la stampa specializzata non ha esitato a definire il miglior JRPG dell’ultimo decennio. E sempre su Wii sono arrivati l’anno scorso Pandora’s Tower e The Last Story (quest’ultimo di Hirobonu Sakaguchi!) due capolavori anch’essi. Per non parlare poi di Ni No Kuni per PS3, gioco spettacolare creato da Level-5 in collaborazione con lo studio Ghibli, la celeberrima fucina di anime di Hayao Miyazaki e Isao Takahata, impeccabile sotto i punti di vista di giocabilità, trama e direzione artistica. Inoltre alcune serie storiche, come Tales of, Kingdom Hearts, Fire Emblem e Shin Megami Tensei, continuano su ottimi binari. Insomma, il genere si è assopito per un po’ di tempo, ma non è mai morto, e nella prossima generazione potrebbe tornare, più forte che mai! O almeno lo spero…

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