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giovedì 22 agosto 2013

Death Note - Timber Manga

by Cloud



Come avrete potuto notare dalle nostre info personali, noi redattori di Timber Maniacs siamo grandi appassionati, oltre che di videogiochi, anche di manga, anime e fumetti in generale. Con questo articolo inauguro una rubrica che ritroverete in futuro, in cui parleremo di manga e animazione giapponese, e in futuro aspettatevi anche qualcosina su musica, libri e film.

Per inaugurare questa rubrica parlerò di un manga che negli ultimi anni ha ricevuto un enorme (forse anche eccessivo) successo, anche grazie alla serie animata, e che molti di voi probabilmente conosceranno: Death Note.


Death Note, scritto da Tsugumi Ohba e disegnato da Takeshi Obata, è stato serializzato su Weekly Shonen Jump (la più importante rivista giapponese di manga Shōnen, ovvero per ragazzi) dal 2003 al 2005, e fin dall’inizio ha ottenuto un’enorme popolarità tanto in patria quanto all’estero. Il successo del manga ha dato origine a un anime, che è stato trasmesso in Italia su MTV. Il manga conta 12 volumetti più un volume 13 che funge da guida alla lettura, mentre l’anime è composto da 37 episodi.
I pareri su quest’opera sono molto discordanti (oltre a una grande schiera di fan Death Note ha infatti anche tantissimi detrattori): io mi limiterò a esprimere la mia opinione, senza pregiudizi di alcun genere. Finita questa premessa, cominciamo a parlare di Death Note.


Light Yagami, ragazzo geniale e disgustato dalle continue ingiustizie che accadono intorno a lui, viene in possesso del quaderno dello Shinigami (Dio della Morte nella mitologia giapponese) Ryuk: scrivendo il nome di un persona sul quaderno, questa muore. Per poter fare ciò si deve però avere in mente la faccia della vittima, per evitare di colpire omonimi. Il ragazzo, entusiasta di questo suo nuovo “potere”, decide di usarlo per eliminare nell’ombra ogni criminale e persona malvagia dalla faccia della terra, in modo da diventare il “Dio di un nuovo mondo”. Le morti improvvise non restano inosservate, e l’Interpol decide quindi di affidare il caso di questo misterioso assassino, che viene denominato dai media “Kira” (killer translitterato in giapponese) a “L”, il più grande detective del mondo, personaggio geniale quanto bizzarro, di cui nessuno conosce l’identità (e che non può essere quindi ucciso con il quaderno della morte), che sarà il principale avversario di Light nella sua ascesa.

Possiamo senza dubbio affermare che Death Note sia un manga fuori dagli schemi: rispetto ad altri manga per ragazzi come Naruto, One Piece o Dragon Ball, basati sui combattimenti, l’azione avviene a livello psicologico: si può infatti dire che il manga ruoti attorno al conflitto mentale tra Light e L; scontro che risulta molto appassionante grazie ai continui colpi di scena e alle innumerevoli trovate geniali dei due ragazzi. Un altro elemento che rende questo manga innovativo è l’enorme quantità di testo presente nelle sue pagine: rispetto alla maggior parte dei manga, in Death Note si parla tantissimo, come è normale che sia visto che a fare la parte del leone sono i ragionamenti dei due protagonisti piuttosto che l’azione.
Non pensate però che i disegni siano poco curati, anzi, Takeshi Obata è riuscito a creare uno stile molto gradevole, tendente al realistico ma non troppo, che rende la lettura ancor più piacevole.
Passiamo ora a parlare del “messaggio” che gli autori volevano dare con questo manga, cosa che molti lettori, fan dell’uno o dell’altro personaggio, tendono ad interpretare male: fin da subito siamo messi davanti a due opposti ideali di giustizia; quello di Light, che pensa di poter giudicare gli altri al punto da poter decidere della loro morte, e quello di L, che al contrario pensa di non essere nessuno per potersi definire “giustizia” (nonostante ciò che afferma a un certo punto del manga) e fa il detective solo perché si diverte a risolvere i casi.
Come risulta abbastanza palese, i due autori danno ragione a L: all’apparenza infatti un mondo in cui tutte le persone cattive muoiono può sembrare perfetto; ma chi è che decide chi sia buono e chi cattivo? Inoltre, è giusto che una sola persona abbia un tale potere?
Uno degli aspetti più interessanti di questo manga è anche il fatto di porre questi interrogativi al lettore.
La trasposizione anime, di cui trovate le immagini in questa recensione, è ben curata, con una colonna sonora di buona fattura e animazioni che rendono giustizia all’originale; anche se alcune situazioni avvengono in maniera leggermente diversa e alcune cose vengono spiegate meno dettagliatamente il tutto risulta comunque molto godibile.


Un manga perfetto insomma? Non proprio. Come ho già accennato all’inizio infatti, ritengo il successo di questo manga eccessivo, un po’ per dei difetti palesi della sceneggiatura, che soprattutto nella seconda parte della serie diventa un po’ ripetitiva e tirata per le lunghe e che a volte (anche se raramente) ricorre a dei colpi di scena abbastanza forzati pur di rendere il tutto concitato; e un po’ per come viene sopravvalutato da molti fan, che tendono a definirlo miglior manga di sempre anche se magari è l’unico che hanno letto, o che cercano di vederci cose che non ci sono.

In fin dei conti, Death Note è un bel manga, che si lascia leggere molto piacevolmente e che da anche qualche spunto di riflessione, e consiglio a chi fosse anche solo un po’ interessato di dargli una possibilità, ma allo stesso tempo consiglio a chi lo ha apprezzato di andare oltre e di leggere anche altri manga.






3 commenti:

  1. Sono d'accordo: splendida la prima parte, un po' annacquata e sottotono la seconda, finale giustissimo. A me è piaciuto davvero molto l'anime, anche grazie alla stupenda colonna sonora :-)

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    1. D'accordo con te, la seconda parte è decisamente meno intensa della prima, e le musiche dell'anime contribuiscono molto nel creare l'atmosfera!

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  2. Che dire ragazzi, un manga veramente bello, forse sopravvalutato dalla massa, ma d'indubbio valore.
    La trama è veramente bella e coinvolgente (anche se la seconda parte avrebbe fatto meglio a durare un po' di meno), e gli scontri psicologici tra Light ed L sono stupefacenti.
    Io ho visto sia il manga, che l'anime, e mi sento di trarne alcune conclusioni al riguardo: il primo, nonostante la mancanza dell'epica colonna sonora, lo trovo più bello dell'anime, che è comunque fatto molto bene. Purtroppo, sapete, quando in mezz'ora allungano eventi che magari nel manga te li leggevi in 10-15 minuti un pochino fa storcere il naso. Però, per quanto riguarda il finale, devo dire che (per motivi che ora non vi sto a spiegare, altrimenti vi farei un doppio-mega spoilerone) ho preferito di gran lunga la versione narrata nell'anime, anche se in confronto a quello del manga alcuni fan potrebbero trovarlo non di loro gradimento. Dipende dai gusti. ;)
    Comunque, io consiglio SEMPRE di leggersi prima l'opera originale (cioè il manga) e POI di vedere l'anime, visto che io trovo migliore sotto molti punti di vista il primo.
    Ottimo articolo, Cloud, continua così!

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