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giovedì 12 dicembre 2013

Naruto - Timber Manga

by Cloud


Tutti voi che seguite Timber Maniacs conoscerete sicuramente, anche solo di nome, Naruto. Questo manga, nato dalla mente di Masashi Kishimoto e serializzato su Weekly Shonen Jump della Shueisha a partire dal 1999, è subito diventato uno dei manga più di successo in Giappone e in tutto il mondo, con tantissimi volumi venduti, e anche l’anime da esso tratto, diviso in due serie (“Naruto”, che ricalca i primi 27 volumi del manga, e “Naruto Shippuden”, dal 28 in poi) è tra i più seguiti in assoluto. Questo manga ha appassionato milioni e milioni di fan in tutto il mondo, ma cosa ne pensiamo noi di Timber Maniacs?

Innanzitutto bisogna dire che, per il genere degli Shonen di combattimenti, Naruto è stato molto innovativo: la maggior parte dei manga di questo genere, infatti (Dragon Ball insegna), sono divisi in saghe, in cui in genere gli eroi devono combattere un nemico, risolvere un problema, e poi la situazione torna tranquilla in attesa della saga successiva. Naruto, invece, imbocca una strada diversa: si può infatti dire che la storia proceda a “impulsi successivi”; a ogni battaglia, a ogni evento, ne succede un altro strettamente collegato.
 
Nessuna battaglia, a partire da un certo punto, termina lasciando le cose in uno stato di quiete, anzi: molto spesso ne preannuncia un’altra più grande. Un altro elemento che fa grande Naruto è il fatto che tutto sia coerente con quanto narrato prima: tutti gli eventi passati che si narrano vanno poi a incastonarsi perfettamente tra loro, e diventa così molto appassionante ricostruire la storia del mondo ninja generazione per generazione. Proprio la successione delle generazioni è uno degli elementi più romantici del manga: ogni ragazzo ha alle spalle un clan di appartenenza, con le sue abilità ereditarie (come lo Sharingan degli Uchiha o il Byakugan degli Hyuga) e le sue tecniche speciali, che sono tantissime e che vengono tramandate di padre in figlio, così da non morire mai. Inoltre, i ninja sono divisi in squadre da tre, capitanate ciascuna da un maestro; ma ogni maestro ne ha avuto a sua volta un altro, da cui ha preso spunto, e dei compagni.
Le relazioni tra le varie generazioni sono tantissime, e su tutte spicca l’analogia tra Naruto, Sasuke e Sakura e i loro rispettivi maestri: Jiraiya, Orochimaru e Tsunade, i tre “Ninja Supremi della Foglia”.

Lo stesso Villaggio della Foglia, dove vivono la maggior parte dei protagonisti (ma lo stesso discorso potrebbe applicarsi agli altri villaggi ninja), è molto importante nell’universo di Naruto: il villaggio è nato come simbolo di unione tra diversi clan, che prima erano in guerra continua tra loro, e proteggerlo significa per i ninja proteggere la pace e le future generazioni, tanto che sono disposti persino a dare la vita per difenderlo. Il Villaggio è inoltre un’ambientazione viva e pulsante: i suoi edifici, i suoi abitanti, gli elementi naturali del paesaggio… tutti questi elementi vanno a definire una location a dir poco indimenticabile. In generale abbiamo una variazione sul classico tema dei ninja: gli shinobi di Naruto si distaccano infatti abbastanza, sia nell’aspetto che nelle tecniche di combattimento, da quelli visti nella stragrande maggioranza di film/manga/videogiochi.


In questo contesto si inserisce Naruto Uzumaki, ragazzo orfano, malvisto dagli altri abitanti per una semplice ragione: dentro di lui è sigillato il demone della Volpe a Nove Code, il più potente dei nove Cercoteri (demoni che hanno da una a nove code, distribuiti più o meno equamente tra i vari villaggi per mantenere un equilibrio di potere, e che più avanti nella storia acquisiranno un’importanza fondamentale), che in passato cercò di distruggere il Villaggio. Naruto andrà però avanti senza farsi scoraggiare, anche grazie all’aiuto del Terzo Hokage (capo del villaggio della Foglia) e del maestro Iruka, che fin da subito provano affetto per lui. Da qui Naruto comincerà ad inseguire un suo sogno: diventare Hokage, così da essere ammirato e stimato dalla gente dopo un’infanzia piena di sofferenza. Il ragazzo si legherà poi a tantissimi nuovi compagni e amic; in particolare ai suoi compagni di squadra Sasuke Uchiha, Sakura Haruno e al maestro Kakashi Hatake. Con il progredire della storia avrà poi l’occasione di migliorare sempre più e mostrare agli abitanti il suo valore, passando gradualmente da reietto a eroe del Villaggio. 


Kishimoto, per completare il quadro sull’isolamento che può colpire una persona diversa dalle altre (tema che viene trattato molto seriamente), ci metterà poi davanti a un ragazzo che non ha avuto la stessa fortuna di Naruto: Gaara del Villaggio della Sabbia. Questi altro non è che una forza portante, proprio come il protagonista: in lui è infatti racchiuso lo spirito dello Shukaku, demone a una coda, ma a differenza di Naruto egli non ha avuto nessuno a prendersi cura di lui, ed è diventato così crudele e spietato. Sarà proprio lo scontro con il nostro eroe a far cambiare qualcosa in lui, facendolo entrare in contatto con un ragazzo che ha affrontato e sconfitto i problemi da cui egli è afflitto.
Durante la seconda parte del manga, che nell’anime viene chiamata “Naruto Shippuden”, la storia subisce una netta svolta: Sasuke, dopo aver abbandonato il villaggio e ricevuto gli insegnamenti del malvagio Orochimaru, farà di tutto per trovare ed uccidere suo fratello Itachi, autore dello sterminio del resto del loro clan. Proprio attorno alla storia del clan Uchiha sorgeranno poi nuovi importantissimi risvolti della trama che non sto a spiegare perché meritano di essere scoperti con la lettura.



Mentre Sasuke fa la sua discesa nell’oscurità, Naruto compirà, come già accennato, una progressiva crescita, non solo per quanto riguarda la fiducia che gli abitanti del Villaggio riporranno in lui, ma anche a livello personale: il ragazzo imparerà infatti ad affrontare le ombre del suo passato, e i suoi ideali avranno un’evoluzione, che lo porterà a divenire ancor più carismatico e deciso nel voler difendere il villaggio e le persone che ama. Questi valori non sono però espressi in modo scontato o buonista come in moltissimi altri esponenti del genere: la maturazione di Naruto (e non solo) passa anche per sentimenti negativi come l’odio o la vendetta, ed è attraverso il superamento di essi che egli diventa un eroe positivo. Tutte le tematiche, dall’emarginazione alla vendetta, passando per l’amicizia e l’amore, sono affrontate con passaggi commuoventi, ma allo stesso tempo molto seri, che più volte danno al lettore spunti di riflessione e insegnamenti niente affatto banali.



Questa enfasi sui cammini (sia “fisici” che psicologici) dei due personaggi principali, Naruto e Sasuke, non è stata digerita da una folta schiera di fan, che preferivano la varietà di personaggi presente nell’arco di tempo in cui Naruto era più piccolo, ma i lati positivi di questa scelta superano di gran lunga quelli negativi. Era infatti necessario dedicare un po’ meno spazio ai personaggi secondari (che non verranno comunque mai abbandonati del tutto) per far sì che la storia prendesse una svolta più matura e risolutiva: Naruto e Sasuke andranno infatti a rappresentare i clan Senju e Uchiha, fondatori del Villaggio della Foglia, e tutta la storia del Villaggio andrà progressivamente ad acquisire importanza negli eventi del presente, e a parer mio questa coraggiosa scelta narrativa rende il manga ben più interessante di come avrebbe potuto essere se Kishimoto avesse deciso, come molti altri mangaka, di andare avanti con saghe poco importanti ai fini della trama generale al solo scopo di allungare il brodo o di mostrare per più tempo dei personaggi secondari.
 



Un altro grande pregio di Naruto è la sua coerenza logica. Nonostante il mondo dei ninja sia un universo immaginario, ha delle sue regole ben precise che rendono abilità, tecniche e combattimenti molto verosimili, come se ci fossero delle “leggi scientifiche” che non possono essere infrante. Il continente dove ha luogo la vicenda è una sorta di Giappone medievale diviso in nazioni, ciascuna governata da un Daimyo, ovvero un signore feudale. 
Vi sono però cinque stati, i “Grandi Paesi Ninja”, più importanti ed influenti degli altri, ed hanno ciascuno un Villaggio Nascosto, indipendente a livello politico in quanto governato da un Kage, ma con la responsabilità di difendere militarmente tutta la nazione. Le relazioni tra i vari villaggi sono ben definite, e si crea una sorta di fantapolitica che getta le sue basi nella storia del mondo ninja. In questo mondo, stranamente, esistono apparecchi tecnologici come la televisione, ma a livello militare la tecnologia è piuttosto arretrata, tanto che si utilizzano le tradizionali armi ninja, come shuriken, kunai, katana… oltre ovviamente alle varie arti marziali, magiche ed illusorie specifiche di ogni shinobi. Le varie tecniche hanno tutte una loro logica, in quanto diverse applicazioni del chakra, energia presente nel corpo di ogni ninja. Esistono 5 tipi del chakra più comune, ovvero quello elementale: Fuoco, Acqua, Terra, Vento e Fulmine. Di questi tipi esistono poi diverse alterazioni causate dalla combinazione di più di essi, esclusive dei ninja più abili. Non ci sono quasi mai poteri che non vengano spiegati nel dettaglio e che non abbiano una loro coerenza nell’universo già definito, e ciò fa capire che l’autore ne avesse fin dall’inizio ben chiare in testa le caratteristiche.




Le battaglie tra i ninja risentono molto di questa enorme varietà di tecniche, ma ciò che le rende davvero interessanti è come questi poteri vengono utilizzati: il più delle volte i combattimenti vengono decisi da una buona strategia piuttosto che da una superiorità di forza (impossibile non accennare qui al personaggio di Shikamaru Nara, che pur possedendo una sola tecnica, all’apparenza inutile, riesce a farsi valere grazie alla sua intelligenza). Anche per questo motivo non si sa spesso chi sia più forte di chi; le diverse tecniche, unite all’elemento strategico, rendono alcuni ninja più adatti in determinate situazioni piuttosto che altri, e non  c’è quasi mai una netta divisione di forze. Va detto che questo elemento va perdendosi con l’avanzare della storia, ma, come già detto per la trama, è fondamentale che sia così, per sottolineare l’importanza di personaggi più importanti rispetto ad altri. Anche se ciò rende gli scontri meno strategici (ma non meno epici), va detto che tutti i potenziamenti, anche i più esagerati, continuano sempre ad avere una loro coerenza, ed è proprio qui che, come avrete capito dalla recensione sta la bontà del manga: anche i suoi momenti meno ispirati hanno una valenza ai fini della trama globale, tanto che a volte risulta difficile tenere a mente l’enorme universo creato da Kishimoto. Tale sforzo viene però ricompensato da continui rimandi a fatti o rivelazioni precedenti, che andranno poi a convergere andando avanti con la storia. 

Per quanto riguarda l’anime di Naruto, e in particolar modo Naruto Shippuden, tutta questa coerenza  e la continuità narrativa sono purtroppo messe in ombra da un’enorme quantità di filler, ovvero episodi non tratti dal manga che, a volte belli, a volte brutti, spezzano in maniera esagerata il ritmo della narrazione, ma si tratta di un difetto comune alla maggior parte degli anime che vanno avanti parallelamente al manga da cui sono tratti. Per il resto la trasposizione anime non è affatto male, le animazioni sono nello standard e una grande nota di merito va alla colonna sonora, specialmente a quella della prima serie, composta da Toshiro Masuda, che fonde musica tradizionale giapponese e rock occidentale per un risultato a dir poco epico.



Naruto è un manga che, nonostante alcuni difetti, ci catapulta in un mondo vivo, verosimile e pieno di sfaccettature. Ci insegna a non arrenderci di fronte alle difficoltà della vita, a difendere le persone che amiamo e a inseguire i nostri sogni. Tutto ciò intraprendendo una scelta narrativa difficile, che non da spazio a momenti di pigrizia. Criticarlo per questo vuol dire non comprenderne a fondo la natura, perché stiamo parlando di uno dei migliori esponenti del genere shonen degli ultimi anni, che da un decennio e mezzo appassiona eserciti di fan. Non manca molto ormai molto alla conclusione della serie, come dichiarato da Kishimoto stesso, e posso affermare con certezza che ci si stia avvicinando nel migliore dei modi, prendendo le basi dall’enorme storia del mondo ninja che ha plasmato nel corso di questi anni. 

A tutti voi Timber fan mi resta da dire soltanto una cosa: Dattebayo!
                                                                                                                 
 

3 commenti:

  1. Wow, bell'articolo! O.O

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  2. Mi ha interessato molto la lettura di quest'articolo perché analizza molto accuratamente il manga e ne parla comunque abbastanza positivamente. Inoltre sono d'accordo con te riguardo l'anime che secondo me svalorizza parecchio il manga. E l'articolo accresce la mia stima per Kishi :3
    Complimenti ;)

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    1. Grazie dei complimenti! Ho voluto mantenere una visuale più oggettiva possibile parlando di Naruto visto che ultimamente fin troppi fan si limitano a sottolinearne i difetti, senza pensare a tutti gli innumerevoli aspetti positivi che questo manga possiede. L'anime purtroppo è minato (e non mi riferisco al padre di Naruto) da un'innumerevole quantità di filler, che sono totalmente incompatibili con la sua struttura "uniforme" di cui ho ampiamente parlato nell'articolo...

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