100% Freeware, 100% Indipendente e 200% Nerd!

mercoledì 17 settembre 2014

Rush – Timber Movie: La Formula 1 secondo Richie Cunningham

by Snake




James Hunt e Niki Lauda. Questi non sono solo i nomi di due dei più grandi piloti di Formula 1 di tutti i tempi, ma rappresentano anche un periodo di grande importanza per le nostre vite, ovvero gli anni Settanta. Basta sapere che, per la gioia di noi nerd, proprio nel 1976 (anno in cui è ambientato per la maggior parte del tempo il film) due giovani programmatori di nome Steve Wozniak e Steve Jobs fondarono la Apple Computers, e che inoltre l’anno prima nacque ad Albuquerque (e qui c’entra qualcosa pure Bugs Bunny) la Microsoft.
Sono anche gli anni nei quali non c’era ancora lo spauracchio dell’AIDS (che sarebbe arrivato in America ed Europa poco tempo dopo), quindi il consumo di droga e il sesso fine a sé stesso erano la “moda” del momento.


E’ attorno a questo che si sviluppa il personaggio realmente esistito di James Hunt, protagonista a tutti gli effetti della prima parte della pellicola. Figlio di un ricco agente di cambio che lo avrebbe voluto medico, James ha lasciato la sua famiglia e la sua fortuna per inseguire il sogno di diventare un campione automobilistico, e quindi godersi una vita a tutti gli effetti sesso, droga e rock ‘n’ roll, in modo simile all’esteta di Kierkegaard.
Nonostante quest’apparente superficie di macho insensibile, Hunt dimostra invece di essere una persona vera, che trova nel suo modo di vivere una ragione ben più profonda di quello che sembra. Egli infatti vede la Formula 1 come un modo per avvicinarsi il più possibile alla morte, e dunque apprezzare maggiormente quello che la vita ci offre, in pratica un’esistenza da vero cavaliere. Un altro aspetto del suo essere “vero” è anche l’amicizia che nutre per il nobile Lord Hesketh, l’uomo che lo ha preso come pilota nel suo team e che lo ha praticamente salvato dalla strada, e questo legame ci viene mostrato in tutta la sua sincerità alla fine del film (che a voi che non conoscete la storia vera non voglio spoilerare).
Ai suoi antipodi si trova invece Niki Lauda, il leggendario tre volte campione del mondo che ha contribuito più di tutti alla rinascita della Ferrari nella seconda metà degli anni Settanta. Lauda infatti è una persona calcolatrice, fredda, totalmente priva di scrupoli, capace di fare qualsiasi cosa pur di ottenere ciò che vuole, ma non per questo amorale (infatti sfrutta qualsiasi cavillo nei regolamenti pur di raggiungere il suo scopo, che tuttavia rispetta ove è chiaro).
Egli può essere visto anche in un’ottica nerd, nella quale trova molti punti in comune, come la sua mente matematica (il 20% di rischio oltre il quale non è disposto ad andare), il suo chiudersi in sé stesso (nel film viene enfatizzata la sua difficoltà nello stringere nuove amicizie e fidarsi della gente) e i dubbi interiori che lo attanagliano, ma questo non significa che non può provare sentimenti positivi, anzi, proprio a causa di ciò l’amore che prova per la sua amata moglie Marlene resta la sua unica certezza, l’unica cosa, oltre alla sua rivalità con James Hunt, che gli consente di andare avanti e impegnarsi a fondo nella vita.



E’ chiaro che due persone così differenti l’una dall’altra possano essere in totale disaccordo, e in un ambiente competitivo come quello della Formula 1 la cosa non può che essere ingigantita, soprattutto se si ritrovano a doversi contendere il campionato del mondo 1976.
La loro rivalità ricorda molto quella degli antichi eroi epico - cavallereschi, tanto diversi quanto simili, e nel film la cosa è enfatizzata tanto, forse un po’ troppo rispetto alla realtà.

A metà del film l’incidente di Lauda del Nurburgring, nel quale l’austriaco resta in fin di vita, provoca un cambio radicale all’interno delle anime dei due protagonisti, che si ritrovano a dover far fronte a due nuovi grandi mali: fisico per Niki, rimasto orribilmente sfigurato, ma che non si vuole arrendere, e torna al volante della sua Ferrari 42 giorni dopo a Monza con le ferite sul viso e la testa ancora sanguinanti, quanto interiore per James, che si accorge finalmente che la vita non è bella come credeva, anzi, spesso è ingiusta e porta dolore, molto dolore, soprattutto a gente sensibile e attenta come Lauda, che meno di tutti poteva meritarsi quello che gli è successo. I due imparano un’importante lezione: bisogna lottare per restare a galla, non basta avere il talento o il cervello, ma anche, e soprattutto, la forza di andare avanti, perché ci sarà sempre qualcosa che ci ostacolerà, piccolo o grande che sia. In questo alla fine scoprono di essere simili, ovvero nella loro testardaggine e nella loro voglia di vivere (Hunt cogliendo l’attimo, Lauda godendosi la tranquillità con Marlene).


Dopo Apollo 13 e Cinderella Man (film sulla reale storia del pugile James J. Braddock che consiglio a tutti caldamente) Ron Howard ci ha dato un altro esempio di maestrale regia. La pulizia dell’immagine è strepitosa, con una grande attenzione nei confronti dei minimi dettagli, e le scene ambientate durante i Gran Premi sono curate con grande abilità, soprattutto quella dell’incidente di Lauda, nella quale si toccano livelli altissimi di drammaticità.
Anche il tentativo di tornare indietro nel tempo negli anni Settanta è ben riuscito: nell’ambiente si respira la stessa aria di allora, si sente una Formula 1 più semplice, vicina al pubblico. Persino nell’abbigliamento, nel taglio dei capelli e negli atteggiamenti dei singoli personaggi c’è una cura maniacale, per non parlare delle macchine, sia da corsa che stradali, tutte originali oppure repliche ben fatte (da menzionare anche che il pilota sessantottenne Jochen Mass ha fatto da controfigura al personaggio di sé stesso nelle gare girate nel film).

La colonna sonora invece prende canzoni in voga all’epoca, assieme a temi originali del film, tra i quali spiccano quello composti dal mitico Hans Zimmer, uomo che ha lavorato in pellicole del calibro de Il re leone, Mission: Impossible, Il gladiatore, L’ultimo samurai, la saga de Pirati dei Caraibi, Spirit – Cavallo selvaggio, la trilogia di Batman diretta da Christopher Nolan e tanti altri che ora non vi riporto per ragioni di spazio. Basti questo a farvi rendere conto dell’epicità delle musiche di questo film.

Non si può tralasciare la grandiosa interpretazione di Chris Hemsworth (l’attore che ha interpretato con grande successo la versione Marvel del dio Thor) nei panni di James Hunt e Daniel Brühl (famoso per aver recitato in Bastardi senza gloria e Good Bye, Lenin! e per aver prestato la sua voce al doppiaggio tedesco di Koda, fratello orso) in quelli di Niki Lauda, i quali riescono a imitarli meravigliosamente non solo nell’aspetto e nella voce (caratteristica che purtroppo si perde nel doppiaggio italiano. Se potete, vedetevi il film in lingua originale, e vi accorgerete dei loro accenti marcati, rispettivamente inglese e tedesco), ma anche nei singoli gesti. I due hanno dovuto prepararsi per mesi per entrare alla perfezione nei loro personaggi (Brühl ha persino chiesto consigli al Niki Lauda reale del tipo “In che modo ti concentravi prima della gara?” o addirittura “Ti infilavi prima il guanto destro o quello sinistro?”), e non si può negare che ce l’abbiano fatta alla grande.


Anche gli altri personaggi sono ben delineati, ma stona un poco l’interpretazione leggermente plasticosa di Olivia Wilde nei panni di Suzy Miller, la prima moglie di James Hunt, mentre il Clay Regazzoni impersonato dal nostro Pierfrancesco Favino è un personaggio a cui purtroppo è stato concesso meno spazio di quanto meritasse (bisogna sottolineare che è stato grazie a lui che Niki Lauda è arrivato in Ferrari, oltre a essere stato suo buon amico, mentre nel film sembra che l’austriaco non lo calcoli minimamente), ed è un vero peccato, visto che colui che lo ha rappresentato è uno dei pochi attori nostrani degni di rispetto. Luca Cordero di Montezemolo, allora direttore sportivo della Ferrari nonché uno dei maggiori artefici del dominio di Lauda, è tristemente relegato al ruolo di comparsa, così come il leggendario Enzo Ferrari. Una cosa di poco conto per coloro che guardano il film senza sapere nulla della Formula 1 (visto che il film è incentrato più sui personaggi di Lauda e Hunt che sullo sport in generale), ma che fa storcere il naso agli appassionati come me.
Invece da elogio è la grandiosa interpretazione della rumena Alexandra Maria Lara, che riesce a portare sul grande schermo l’essenza di Marlene Knaus, consorte di Niki Lauda. Identica a lei nell’aspetto, riesce a impersonarla perfettamente, imitando la dolcezza e il calore della donna che ha in pratica aperto il cuore del leggendario pilota austriaco e ha contribuito a renderlo campione sia dentro che fuori.



Rush è un inno a una Formula 1 oggi scomparsa, nella quale regnavano ancora l’agonismo e il divertimento puro, anziché i soldi, è un tentativo di aprire gli occhi e le menti della gente, forse un punto d’inizio di una rivoluzione che ormai può nascere solo da noi semplici appassionati. Oggi vedere gente intrepida come James Hunt sia dentro che fuori la pista è impossibile, ci sono troppi obblighi contrattuali e d’immagine, ormai ci stiamo sempre più avvicinando all’ambiente falso e ipocrita del calcio, ed è difficile anche trovare qualcuno simile a Niki Lauda che se ne freghi altamente dei giudizi della gente.


VOTO: 9
Un capolavoro indiscusso, ma manca di quel qualcosa che lo avrebbe fatto entrare nella storia del cinema

2 commenti:

  1. Caspita, questo mi manca.
    Cioè ricordo che dovevo vederlo a cinema, tuttavia poi finii per non andarci....
    Devo recuperarlo insomma :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille per il commento, Marco! :)
      Devi assolutamente recuperarlo allora!
      E' un film bellissimo, se hai l'abbonamento a Sky in questi giorni lo danno, e lo trovi molto facilmente in DVD o Blu-Ray!

      Elimina

It's dangerous to go alone, leave a comment!