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mercoledì 29 ottobre 2014

Otaku no Video - Timber Anime: Graffiti of Otaku Generation

by Cloud


Ci troviamo in Giappone nel 1991. A seguito del celebre caso di Tsutomu Miyazaki, l’”assassino otaku” che nel 1989 mutilò ed uccise quattro bambine, i media nipponici trovano negli appassionati di fumetto, animazione, modellismo e hobby affini, i famigerati otaku, un nuovo capro espiatorio per i problemi della loro società, nonché un espediente per fare audience. Le fiere del fumetto erano costantemente assediate dagli addetti della stampa, che trattavano i giovani appassionati come dei fenomeni da baraccone, e la gente comune e credulona non faceva che disprezzarli. È così che il giovane Studio Gainax, reduce dalle sue primissime opere (Nadia e Gunbuster), decide di realizzare due mediometraggi incentrati proprio sul mondo otaku: stiamo parlando di Otaku no Video 1982 e Zoku - Otaku no Video 1985, reperibili in Italia in un unico DVD pubblicato da Dynit, e chiamato semplicemente Otaku no Video. Lo Studio Gainax era inizialmente nato proprio da quattro fissatacci di anime, che decisero di impegnarsi a fondo per passare da semplici fruitori a creatori di animazione. Ebbene, la storia dei due film è (anche) una versione romanzata della scalata al successo dei suoi creatori.


  

Ken Kubo, protagonista dei film, è un ragazzo con una vita normale: gioca a tennis, va all’università e ha una ragazza, ma la sua vita cambia quando, tramite l’incontro con il suo ex-compagno di scuola Tanaka, scopre il mondo dei manga, degli anime, del cosplay, dei videogiochi… insomma, della roba da otaku, alla quale si appassiona irrimediabilmente. Dedicarsi pienamente a questi hobby lo metterà in cattiva luce davanti agli occhi della sua fidanzata, che finirà per lasciarlo. Da quel momento, Kubo prenderà una solenne decisione: se proprio dovrà essere discriminato per le sue passioni, andrà fino in fondo per la sua strada, diventando l’otaku più otaku di sempre: l’Otaking! È così che lui e Tanaka si mettono in società creando una piccola azienda di modellismo, primo passo nella corsa all’ambito titolo di Re degli Otaku (Hokage e Re dei pirati, allacciategli le scarpe, prego).

Alla storia narrata con la classica animazione si alternano delle sezioni chiamate “Ritratto di un Otaku”, costituite da interviste in live action a persone che praticano, o che avevano praticato da più giovani, diversi hobby da otaku. Le interviste sono in realtà finte, girate appositamente per il film, ma rispecchiano aspetti realmente esistenti della subcultura in questione. Si va dall’impiegato che ai tempi dell’università disegnava manga su una piccola rivista, al maniaco dei giochi eroge, arrivando addirittura al ladro di cel (i fogli originali su cui vengono realizzati i disegni animati) che li rivende illegalmente a persone disposte a tutto pur di ottenere nuovi oggetti da aggiungere alla propria collezione. Interessante poi, come a ogni intervista seguano delle statistiche relative a dei sondaggi effettuati a un campione di otaku, riguardanti diverse sfaccettature della loro realtà e delle loro passioni.

Tanto la trama, quanto le interviste, sono un documento storico sulla realtà degli otaku a cavallo tra gli anni 80 e 90, e possono farci capire molte cose sulla società giapponese dell’epoca e sulle sue subculture giovanili. Personalmente, sono rimasto molto colpito dalla testimonianza di un uomo adulto che ricordava con nostalgia gli anni in cui si dedicava senza sosta alle sua passioni, assieme al suo club universitario di manga, e da quella per certi versi opposta di un dirigente che rinnegava il suo passato di otaku, tanto da sentirsi “svergognato” nel vedere che era stata trovata una sua foto da giovane in cosplay. In entrambi i casi, possiamo vedere come una società all’epoca (e per certi versi ancora oggi) molto rigida e diffidente nei confronti di una subcultura “fuori dagli schemi” portasse molti otaku ad abbandonare le loro passioni crescendo, e non si può che provare malinconia di fronte a ciò. 

Altre interviste ci fanno però vedere come alcuni atteggiamenti degli otaku dell’epoca (e non solo) fossero effettivamente esagerati e morbosi. Si vedono persone che hanno perso totalmente il contatto con la realtà, che preferiscono rifugiarsi sui video pornografici piuttosto che tentare il contatto con delle ragazze reali, o che si dedicano ossessivamente a registrare VHS piene di anime, video musicali o addirittura pubblicità, senza alcuno scopo apparente se non quello di avere una “collezione perfetta”. Il film aveva quindi un duplice intento, nel momento della sua uscita: analizzare il mondo degli otaku per mostrare ai diretti interessati alcuni lati da cambiare, e allo stesso tempo “sdoganare” la cultura del fumetto, dell’animazione e affini agli occhi di chi, badandosi solo sul pregiudizio, la disprezzava. Il titolo stesso di Otaku no Video ha un doppio significato: esso significa “Il video degli otaku”, ma allo stesso tempo “Il tuo video”, nel senso di te, otaku, che lo stai guardando e che ne puoi trarre degli spunti di riflessione.

Otaku no Video non è quindi soltanto un documentario sugli appassionati di animazione e simili: la storia di Ken Kubo e della sua scalata al successo assieme all’amico Tanaka ricorda molto le carriere di personaggi come Steve Jobs o Bill Gates, che partendo dal realizzare qualcosa nel garage con gli amici passarono poi a rivoluzionare e dominare il loro mercato di riferimento. I riferimenti storici, l’autobiografismo e l’analisi del mondo otaku vanno quindi ad amalgamarsi in una storia semplice ma godibile, e non priva di colpi di scena. Inoltre, i due mediometraggi sono pieni zeppi di citazioni a serie (animate e non) degli anni 70 e 80, ed è una vera impresa scovarle tutte, tanto che nella versione DVD italiana vi è un’apposita sezione extra che si occupa di raccoglierle: se siete appassionati di animazione giapponese, film di kaijū e affini, godrete non poco per l’enorme dose di riferimenti che invadono il film. 


Un altro aspetto per cui consiglio la visione di Otaku no Video a chiunque legga questo post (e non solo), è l’abuso che si ha in occidente, specialmente tra i fan meno esperti, del termine otaku, inteso spesso come “appassionato di anime e manga”. Il film mostra infatti alla perfezione cosa si intenda, in Giappone, con questa parola: una persona che vive una o più passioni (non necessariamente legate ad anime e manga) in maniera totalizzante ed ossessiva, a livelli quasi maniacali. E se il Giappone di oggi accetta piuttosto bene hobby come i manga (molto meno gli anime), ciò non vuol dire che anche gli otaku siano ben visti. Quindi, capirete benissimo che è azzardato definirsi tali perché magari nel tempo libero si guarda qualche anime o si gioca a qualche JRPG; ma se devo dirla tutta, è anche un bene che molti di coloro che si definiscono “otaku” non lo siano effettivamente. Infatti, come si vede già dall’eccellente analisi che questo film fa, molti aspetti dell’otaku propriamente detto non sono affatto motivo di vanto. E poi, qualche anno dopo, un membro dello studio Gainax che non partecipò a questo progetto per via della crisi depressiva in cui era entrato lavorando al suo precedente anime, si risollevò e decise di abbandonare del tutto il suo lato “otaku” (senza per questo perdere la passione per l’animazione), per realizzare poi una serie in cui analizzava la sua depressione e il modo in cui l’aveva superata, andando però a scavare ancora più a fondo… ma questa è un’altra storia. Una storia chiamata Neon Genesis Evangelion (prima o poi ne parlerò, lo prometto).

A livello tecnico, il film è su livelli medi, per l’epoca in cui è stato creato: i disegni non vi faranno gridare al miracolo, ma non vi daranno certamente alcun fastidio. Parlando delle sigle, invece, abbiamo la opening che è bella energica e vivace, ad enfatizzare la grinta che il protagonista mette nel realizzare il suo sogno; e le due ending (una per ciascun mediometraggio), che se viste con i sottotitoli fanno sganasciare dalle risate e ben si adattano alle tematiche trattate dal film.




In conclusione, consiglio Otaku no Video veramente a tutti coloro che amino l’animazione e la cultura pop giapponese, e siano interessati a conoscerne i retroscena. Se volete veramente sapere cosa sia un otaku, e avere una panoramica di questa cultura e di come si manifestava nel Giappone degli anni 80/90, e allo stesso tempo godervi una storia piacevole e con dei discreti colpi di scena (il finale vi stupirà, parola di Cloud) questo film fa per voi. E poi, visto che domani stesso inizia il Lucca Comics, l’apoteosi della nerdaggine italiana, non pensate che sia una buona occasione per fare un paragone con la situazione degli appassionati di fumetti, videogiochi e affini nel nostro Paese?



4 commenti:

  1. Sembra interessante! La versione DVD è doppiata in italiano?

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    1. No, anche i DVD hanno soltanto i sottotitoli in italiano! Purtroppo le tracce audio (separate dalle voci dei doppiatori) di Otaku no Video sono andate perdute, ed è quindi tecnicamente impossibile ridoppiarlo, ma trattandosi di un film molto specifico sulla cultura giapponese, direi che vederlo in lingua originale ci può stare :)

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  2. Bella segnalazione!
    Me lo segno per recuperarlo...

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    1. Mi associo a Marco, non lo conoscevo ma sembra davvero interessante!
      Per fortuna l'audio è in giapponese, sulle opere più vecchie non sempre è facile trovarlo ma qui mi pare fondamentale ^^

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