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domenica 23 novembre 2014

Dark Souls: Recensione - La Severità del Passato, la Tecnica del Presente, una Pietra Miliare per il Futuro

by Link


Quando si parla di Dark Souls in giro la prima parola che viene in mente è “impossibile”. Su internet ormai da anni Dark Souls è diventato il simbolo del gioco difficile, qualcuno parla anche di eccessiva difficoltà dovuta proprio all’incompetenza degli sviluppatori e non ad una scelta volontaria. Addirittura a volte l’ho sentito definire “il gioco più difficile di sempre”. Ebbene vi dico, non è assolutamente così.
Dark Souls è un gioco perfettamente calibrato, sotto ogni punto di vista: il sistema di gioco, la difficoltà, la trama… ma andiamo con ordine.
 

Non mi soffermerò molto sul gameplay in sé, vanno però dette alcune cose molto importanti. Si nota fin da subito che i nemici hanno le stesse possibilità di movimento del nostro personaggio. Noi ci possiamo parare? Possono farlo anche loro. Noi possiamo fare un contrattacco con lo scudo? Possono farlo pure loro. Noi possiamo curarci? A volte possono farlo anche loro. Questo rende spesso pericolosi anche i nemici comuni, specie se attaccano in gruppo o ci tendono un’imboscata, rendendo necessario rimanere sempre attenti mentre si procede in una nuova area. Il momento in cui proveremo ad attaccare a caso sarà probabilmente seguito dal momento in cui si vedrà la schermata “sei morto”. Tutto ciò, ovviamente è POSITIVO. Il gioco, visto da fuori, può sembrare abbastanza ripetitivo. Se lo si guarda con un po’di attenzione, si noterà che invece difficilmente diventerà monotono, in quanto si può provare a giocare in molti modi diversi. Potremo per esempio decidere di usare un equipaggiamento pesante per ricevere meno danno possibile, oppure uno leggero per poter schivare bene, oppure una via di mezzo, e il gioco cambierà completamente a seconda della scelta che effettueremo. In più, se a lungo andare l’utilizzo di un’arma può stancare, basta cambiarla per avere un moveset completamente diverso. Senza contare il fatto che si può scegliere se basarsi solo sul combattimento corpo a corpo o usare piromanzie, miracoli e stregonerie, anche se ammetto che io ho combattuto praticamente solo melee.

  
Tempo fa scrissi un articolo sulla trama nei videogiochi, e lì citai Dark Souls come un ottimo esempio su come questa dovesse essere gestita. In realtà la trama di Dark Souls è abbastanza semplice, ma non vale lo stesso per la lore, la trama dell’universo narrativo. La storia del mondo di Dark Souls non viene sbattuta in faccia al giocatore tipo: “tiè, guardati ‘sto filmato lungo un’ora così puoi dire che c’è una bella trama”, al contrario. Andando avanti nella storia non ci sarà detto praticamente niente sulla storia di quel mondo, sarà il giocatore stesso, se ne avrà voglia, a dover andare a cercare informazioni leggendo le descrizioni degli oggetti, parlando più volte con gli NPC e soprattutto ragionando taaanto. Il giocatore però può anche decidere di godersi semplicemente il gameplay, oppure di ragionarci in un secondo momento, e in effetti un filmato potrebbe essere molto fastidioso in un momento in cui vuoi soltanto prendere a mazzate i nemici. In ogni caso vale veramente la pena di cercare di capire tutti i retroscena del mondo di DS, non si finisce mai di scoprire nuovi segreti o elementi che rendono ancora più interessante questa storia.

  
Allo stesso modo, anche il multiplayer è molto ben gestito. Anche in questo caso è il giocatore a scegliere se voler giocare con gli altri oppure no. Infatti, normalmente non potremmo interagire con gli altri giocatori, se non vedendo per pochi secondi le loro immagini o le scritte che lasciano per terra o le macchie di sangue che lasciano quando muoiono. Nel momento in cui diventeremo umani (nel gioco sei un non-morto), però, potremo essere invasi da altri giocatori e rischiare di perdere la nostra umanità e le nostre anime, che sarebbero i soldi del gioco (o di prendere quelle del nostro avversario in caso di vittoria), potremo farci aiutare da qualcuno per sconfiggere un boss o un giocatore che ci ha invaso, o potremo essere noi a invadere qualcun altro. Tutto ciò è dannatamente divertente, almeno in teoria. Il sistema di gioco, quando due giocatori si fronteggiano, funziona abbastanza male: ogni sfida rischia di diventare un girotondo con lo scudo alzato fino a che un lag o una stupidaggine non permettano a qualcuno di colpire l’avversario da dietro. E in un videogioco fatto bene questo non dovrebbe accadere. In più ora come ora, grazie a Dark Souls 2, è anche abbastanza difficile trovare gente con cui giocare online in questo primo capitolo. Comunque, se non vogliamo avere grane basta diventare umani il meno possibile, o direttamente giocare senza essere connessi a internet.

A questo punto non posso evitare di parlare in modo esaustivo della difficoltà: Dark Souls non è assolutamente un gioco dalla incredibile difficoltà come si sente in giro. Non dirò che sono morto poche volte, anzi, i miei amici sanno quanto stavo sbroccando contro Ornstein e Smough (che comunque sono stati gli unici boss a mettermi veramente in difficoltà), ma quello che voglio dire è che, è normale morire più di qualche volta nei videogiochi! Certo, ormai siamo abituati a uno standard di difficoltà che se metti la difficoltà massima e perdi una volta contro il boss finale è perché ti è caduto il controller mentre sbadigliavi per la noia, ed è quindi ovvio che un gioco come Dark Souls, che richiede un po’ di impegno, venga classificato come frustrante. Cioè, stiamo dicendo che è impossibile un gioco dove, come ricompensa per aver battuto il boss più semplice del gioco, ti danno una cosa che ti permette di avere fino a 25 utilizzi della fiaschetta per curarsi (quando di solito ne bastano e avanzano al massimo 10).

Provate a giocare, che ne so, a un vecchio Super Mario o, ancora meglio, al primo Metroid (senza scomodare giochi come Shinobi, Ninja Gaiden o Ghosts n’ Goblins) e poi vediamo se trovate ancora difficile Dark Souls. Addirittura, qualcuno si è lamentato del fatto che al giocatore non venga mai detto dove andare! Come prima cosa, negli RPG (e non solo) c’è una cosa che si chiama esplorazione, e poi non è che non ti venga detto dove andare, piuttosto succede che, dovunque vai, va bene. Infatti Dark Souls lascia molta libertà al giocatore nello scegliere l’ordine in cui affrontare i vari dungeon, e questo mi è piaciuto molto: se anche si finisce in una zona troppo difficile per il proprio livello, si può a volte compensare con un po’ di abilità a proprio rischio e pericolo.

Quando si parla di Dark Souls, a parere mio, più che di difficoltà si può parlare di severità, la severità che c’era nei giochi vecchi (ed ecco spiegato il titolo): non hai preso quell’anello quando potevi? Ti attacchi. Sbagli una schivata di troppo? Muori. Hai sprecato l’anima di quel boss e adesso non puoi più avere la sua armatura? Peggio per te.

Infine, nel titolo ho parlato della “tecnica del presente”. Senza le infrastrutture online e la potenza di calcolo delle console moderne (che ormai moderne non sono più), infatti, Dark Souls non sarebbe stato possibile. Ovviamente però, la potenza di calcolo non servirebbe a niente senza l’ottimo lavoro artistico, che ha dato vita a stupendi scenari come quello di Anor Londo.
 

Un discorso particolare si deve fare sulla colonna sonora: ad essere sinceri, per quasi tutto il gioco questa è assente, e avremo la possibilità di ascoltare le musiche quasi esclusivamente durante gli scontri con i boss. A volte non mi sarebbe dispiaciuto avere una colonna sonora da ascoltare, ma devo ammettere che molte altre volte quel silenzio ci sta davvero benissimo, come ad esempio nella Tomba dei Giganti. Quanto poi alle boss battle, la musica gli da sempre un tono solenne, o può anche trasmettere paura, come nel caso del Demone Capra o di Nito.
Dark Souls è quindi per certi versi l’unione delle caratteristiche positive dei giochi del passato e di quelli del presente, ma anche dell’occidente e dell’oriente. Infatti, nonostante sia un gioco giapponese, molti elementi del gameplay sono quelli tipici occidentali, così come l’ambientazione dark fantasy e lo stile grafico tendente al realistico.


Spero di aver fatto capire cosa significa quest’opera a chi non avesse mai avuto modo di avvicinarvisi, e di essere riuscito a far ragionare chi ci avesse giocato ma non l’avesse apprezzata fino in fondo, magari perché la riteneva troppo difficile. Con questo, messeri, mi congedo, e che la fiamma guidi i vostri passi.


Voto: 9

6 commenti:

  1. Concordo sulla difficoltà di Dark Souls: credo che ci sembra difficile perchè ormai ci hanno abituato alle cose facili. Gli autori di Dark Soul si sono ispirati davvero molto al mondo di Bersek: questo mi rende davvero felice, visto che sono un fan del manga!
    Concordo anche con il voto 9: se lo merita tutto, ma il 10 non se lo merita.

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    1. Eh sì, si sono ispirati molto a opere dark fantasy come Berserk (che anche io adoro), che a sua volta prende molto dal fantasy occidentale.
      Il voto sinceramente l'ho aggiunto all'ultimo momento perché me lo ero dimenticato, comunque deriva dal fatto che pur non essendo perfetto rimane un gioco dall'indubbio valore.

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  2. Lineare e professionale sono i termini che trasformano questa "recensione" in un esame molto personale ... nient'altro!
    Tutto ciò che leggerete di seguito sarà esclusivamente riservato al primo DS.
    DS è certamente divenuto una linea di confine tra il real gamer ed il casual gamer ma non è il solo esempio ad essere sinceri, è solo il più evidenziato ... è una realtà di fatto che molti lo trovano "impossibile" ma prima di esprimersi in tal misura bisogna prima considerare un passaggio fondamentale di cui questa "esaminazione personale" è priva.
    Chiaramente chi mastica RPG e strutture di character che hanno una crescita ed una personalizzazione non subisce la difficoltà di chi non possiede questo bagaglio di esperienza, il casual gamer che si approccia per la prima volta a questo genere o simili è chiaramente in difficoltà.
    In rispetto a questa "personale visione" posso dire che DS è un gioco impegnativo ma non è certo un titolo che si può definire difficile, sicuramente non è adatto ad un casual gamer non abituato a tipologie dove nulla viene lasciato al caso.
    Abilità a parte e capacità di destreggiarsi, prima di iniziare DS, è necessario sapere che nella programmazione è presente una duplice AI che determina il bilanciamento di difficoltà, questa funzione è molto importante perché viene divisa tra il livello del character è la die hard del gamer, la prima è semplice da capire: più si aggiungeranno livelli al character più il livello dei mob (e la loro AI) cresce, quindi è chiaro che se si aggiungono livelli (o in questo caso "stats") in modo "insensato" si paga questa inosservanza! ... la seconda AI è anche più interessante (è stata progettata per gli arcade vintage) in quanto si esercita e bilancia sulla implacabilità del gamer: più sarà abile, più tempo resterà in vita superando i passaggi più l'eventualità, la fortuna e la personalità dei mob si adatterà alla sua tenacia.
    Ricordo che una volta un Silver Knight (Sword) mi respinse tre attacchi consecutivi col parry non riuscendo a colpirmi perché era lento in attacco ed usavo una build dex, col quarto parry consecutivo ricevetti un frontstab quasi mortale, ma la cosa che mi sorprese maggiormente è che quel mob era fermo davanti a me e non mi attaccava, cosa che raramente accade, più che un mob sembrava un pvp master ... ma questo credo valga solo per i gamers che possono terminare il DS in 1:35 ore senza mai morire.
    Ad ogni modo lasciate perdere cose per cui non siete pronti e non date giudizi ne seguite pareri di gente che non fa testo ... DS è solo un titolo che riflette l'ombra del vero videogame progettato al solo scopo di non essere terminato, è ben lontano da meritarsi un posto tra la lista di "impossibile" ... mi trovo d'accordo con molti aspetti citati in questa "recensione" anche se trovo deludente la scelta di non approfondire l'aspetto "forse" più importante di DS ... le "lore" ma più di questo il collegamento tra loro che se approfondito meticolosamente sotto tutti gli aspetti rivela una grande trama ... ma come celatamente interpola il tale della "recensione" in evidenza: anche questa trama va meritata in DS.

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    1. Allora, innanzitutto grazie del commentone.
      Non capisco perché tu la chiami "analisi molto personale", è ovvio che in una recensione il redattore dica cosa ne pensa del gioco e non stia semplicemente a sviscerarlo riga per riga di codice, per questo ci sono le wiki.
      È normale poi che chi è esperto del genere sia avvantaggiato, vale per tutti i giochi e non penso ci sia bisogno di specificarlo ogni volta.
      Poi, forse non l'hai letto ma l'ho detto che la lore di Dark Souls merita di essere approfondita, e non ha senso starla a raccontare nella recensione come forse avresti voluto tu. Se uno è interessato, come ho scritto nell'articolo, il bello è proprio andarla ad approfondire per conto proprio giocando. Ripeto, non siamo una wiki XD

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  3. Il problema della "difficoltà" di certi giochi (e premetto di non aver mai giocato a Dark Soul, per cui non mi esprimo) è il fatto che molti altri sono davvero troppo semplici. Poi, quando c'è una difficoltà, l'utente medio si spaventa. Ricordo vecchi giochi (tipo Diablo II o anche Baldur's Gate) che ho dovuto ricominciare da capo per essere arrivata ad un punto in cui non riuscivo ad andare avanti per non aver calibrato bene il personaggio XD

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    1. Esatto, è il giocatore medio ad essere pigro, non Dark Souls ad essere chissà quanto difficile. E per severità intendevo proprio quello che hai detto tu, per quanto Dark Souls sia abbastanza fattibile anche calibrando le statistiche un po' a caso.

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