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sabato 22 novembre 2014

Naruto: Considerazioni Finali! - Timber Manga

by Cloud



Ebbene ragazzi, Naruto è finito. Subito dopo aver letto l’ultimo capitolo, era difficile scrivere un articolo oggettivo sulla serie, ma adesso che l’emozione del momento è passata voglio fare una mia analisi di questa parte finale della serie. Il manga di Masashi Kishimoto è, nel bene o nel male, un’opera che ci ha accompagnati per anni e anni, e per molti è stato addirittura il primo fumetto giapponese a cui si sono appassionati. L’articolo sarà pieno di SPOILER, vi avverto in anticipo, quindi evitate di andare avanti se non avete ancora letto tutto il manga. Sigla (e non fate gli weaboo, so che anche voi ci siete cresciuti):

 


Allora, nel mio precedente articolo ho parlato di Naruto in maniera molto generale, soffermandomi leggermente più sui pregi che sui difetti, ma la cosa era voluta. Io personalmente, trovo che il manga nel suo complesso sia parecchio bello, e che le critiche mosse nei suoi confronti (molto spesso basandosi solo sul sentito dire o sul ripetere a pappagallo le parole di gente famosa) siano state veramente esagerate. Non solo, lo ritengo esattamente sullo stesso livello di One Piece, altro manga che apprezzo molto ma che viene, al contrario di Naruto, troppo spesso esaltato a dismisura, quasi fosse la nuova Divina Commedia (che, lo sanno tutti, è quella di Go Nagai).

Andando a parlare della trama nello specifico, l’ultimo arco narrativo che chiunque abbia un minimo di buon senso riconosce come ben riuscito, è quello di Pain. In quella parte, persino io che non apprezzavo troppo il protagonista, l’ho completamente rivalutato: vediamo infatti Naruto che, a confronto con un uomo che propone una visione della realtà opposta alla sua, finisce per maturare degli ideali propri. La visione di Nagato, inoltre, è un prototipo di quella che vedremo poi nei successivi antagonisti della storia (e che, in un modo o nell’altro, saranno sempre legati a lui): egli voleva controllare il mondo tramite la forza bruta, perché riteneva che gli uomini non potessero comprendere il valore della pace senza conoscere il vero dolore. Tenendo da parte l’eccellente caratterizzazione che viene fatta di Itachi e Jiraiya (tra l’altro proprio quando li vediamo morire, per farci rimanere ancor peggio), sono partito dalla saga di Pain per un motivo ben preciso: è qui che inizia a delinearsi quello che sarà il leitmotiv del resto della storia: la volontà di Naruto di rompere il “circolo dell’odio”, terminando le innumerevoli battaglie che dall’inizio del mondo ninja hanno dilaniato villaggi e clan. Egli ha però fiducia negli uomini, e vuole che siano loro a rendersene conto, questo al contrario di Nagato, che vorrebbe mantenere una pace forzata basandosi sulla violenza. 

La saga dopo quella di Pain, quella della guerra dei ninja (che a dirla tutta è tutt’uno con quanto accade poi, ed eviterò quindi di fare troppe distinzioni di saghe da adesso in avanti, visto che per gran parte di Naruto il concetto stesso di saga ha poco senso) è quella più fortemente criticata, ed è facile capirne il perché. La storia generale di Naruto, a mio avviso, non ha mai avuto cali evidenti: il mondo è stato delineato con cura e la successione delle generazioni, il ripetersi degli eventi storici e le analogie tra ninja di epoche diverse, che si sono susseguiti fino al finale, hanno rappresentato indubbiamente uno degli aspetti di maggior fascino dell’opera, lo dissi nel vecchio articolo e lo ribadisco ora che la storia si è conclusa. Ciò che invece, con l’avanzare della storia, è veramente calato, sono stati i combattimenti. Se inizialmente le battaglie erano varie e strategiche, con personaggi dotati di poteri diversi e ben caratterizzati, andando avanti gli scontri si sono sempre più ridotti a meri scambi di colpi energetici, e qui alcuni potrebbero dire “è diventato Dragon Ball”, ma si sbagliano di grosso. Nel manga di Toriyama, i combattimenti sono basati molto più sulla fisicità che non sulla strategia (anche lì soprattutto nelle ultime battute), ma il ritmo della narrazione e l’epicità con cui sono realizzati li rende comunque ottimi. Nelle ultime fasi di Naruto, invece, ai combattimenti manca proprio l’ispirazione, e si nota un forte distacco di qualità rispetto alle scene in cui i personaggi dialogano o riflettono. Ecco, Naruto dalla Guerra dei Ninja in poi si potrebbe riassumere così: tantissime battaglie, ma quasi sempre poco ispirate (tra quelle più passabili mi viene in mente quando Sasuke e Itachi fronteggiano Kabuto) e noiose. Arrivano però poi le sezioni in cui i personaggi dialogano, esprimono i loro ideali o svelano retroscena sul passato, e ci ricordiamo perché lo stiamo ancora leggendo. 

La parte in cui Sasuke può finalmente parlare a viso aperto con Itachi, ad esempio, è bellissima, poco da fare (e, ammettetelo, anche a voi è scesa la lacrimuccia nella scena qui a fianco), e lo è anche il flashback di Kabuto (che, ancora una volta, mi ha fatto rivalutare un personaggio che avevo sempre odiato). Un altro difetto, che deriva da questo, è l’inutilità pratica di molti personaggi che avevano invece un gran potenziale. I 4 Hokage redivivi, ad esempio, sono effettivamente funzionali alla storia soltanto quando aiutano Sasuke a riflettere su quale decisione prendere (e per uno scambio di battute lacrimogeno tra Naruto e il padre). Per il resto del tempo la loro presenza è quasi di troppo, e vedere ad esempio Hashirama, il “Dio dei Ninja”, venir messo fuori gioco in due secondi, è stata veramente una delusione. Vabbè che era svantaggiato, ma sarebbe stato bello se si fosse reso un po’ più utile nel decretare le sorti dello scontro. La Guerra dei Ninja è un po’come quei videogiochi con un gameplay patetico ma una storia interessante, in cui si finisce per andare avanti al solo fine di vedere il prossimo filmato. Un gioco simile è a mio avviso un fallimento totale, ma trattandosi di un fumetto il mio giudizio è ovviamente diverso, visto che la trama è un aspetto centrale e non accessorio dell’opera. I combattimenti, però, l’abbiamo capito che più si va avanti e più fanno cagare.

 Appurato questo, torniamo a parlare della trama. La costruzione della vicenda di Tobi, culminata nel capitolo in cui si scopre la sua vera identità, è inutile negarlo, è stata costruita alla perfezione! Man mano sono stati svelati sempre più aspetti sulle sue macchinazioni, complottate assieme a Madara, che avevano praticamente plasmato la storia del mondo ninja, e quando scopriamo che lui è in realtà Obito tutti i tasselli finiscono al loro posto. Da lì è poi facile intuire che a tramare tutto sia in realtà Madara, e infatti, dopo che Obito fa un po’di casino con la Decacoda, è lui a sfruttarlo per resuscitare e ad assumerne tutti i poteri. La cosa interessante, anche qui, sono gli ideali di Madara (e, per riflesso, di Obito) a confronto con quelli di Naruto: Madara voleva intrappolare tutte le persone del mondo nell’Infinite Tsukuyomi, un’enorme illusione in cui sarebbero stati tutti felici, seppur per finta, e ci riesce pure! A parte il Team 7, infatti, vediamo come tutti quanti si ritrovino in un mondo illusorio ideale, in cui riescono ad ottenere tutto quello che vogliono (momento LOL: Kiba si immagina di diventare Hokage…). Questa visione è palesemente analoga a quella di Nagato: anche qui c’è la volontà di imporre una pace “forzata” alle persone, sempre in contrapposizione agli ideali di Naruto. 

 Quando le cose sembrano andare per il peggio, il biondino protagonista e Sasuke vengono contattati dallo spirito di Hagoromo Ootsutsuki, ossia il tanto chiacchierato Eremita delle Sei Vie, che dà loro dei nuovi superpoteri e ci rivela un altro dettaglio importante: Naruto e Sasuke sono una delle tante reincarnazioni dello spirito di Ashura e Indra, i figli dell’eremita, e questo non fa che rafforzare il “dualismo” che caratterizza l’intera storia di Naruto. Clan Senju da una parte, clan Uchiha dall’altra. Hashirama da una parte, Madara dall’altra. Naruto da una parte e Sasuke dall’altra, e si potrebbe continuare all’infinito, ma su questo ci torneremo dopo. Attivando l’Infinite Tsukuyomi, Madara si è messo involontariamente nel sacco da solo, perché le sue azioni hanno risvegliato Kaguya, la madre dell’Eremita delle Sei Vie, nonché il primo essere umano ad avere il chakra, che prende il possesso del suo corpo. E qui, per quanto il ritorno di Kaguya sia stato costruito bene, va detto che lei, come personaggio, sappia in fin dei conti dirci poco. Se la presenza di Madara incombe su praticamente tutto il manga, e già da un bel po’ di tempo avevamo capito che ad architettare tutto era stato lui, Kaguya ci è tutto sommato indifferente, in quanto la sentiamo nominare per la prima volta soltanto nel capitolo 646 (su 700). Comunque, è bello vedere come in un solo capitolo venga stravolta l’idea che ci eravamo fatti del mondo ninja: ad architettare tutto, sfruttando gli Uchiha e la loro rabbia per preparare il risveglio della “divinità coniglio”, era stato lo Zetsu nero, portatore della volontà di Kaguya. Un capitolo di spiegone che ribalta le carte in tavola, ma che non cambia la volontà di Naruto: lui è comunque determinato a mettere in pratica i suoi ideali e opporsi a chi vuole dominare con la forza, ed è così che lui e Sasuke sigillano la potente nemica utilizzando la tecnica passata loro da Hagoromo. E per una volta, Sakura si rende utile! Cioè, poverina, era già stata utile in passato, nonostante tutte le cattiverie che dice la gente, ma qui è proprio lei che, assestando un cazzotto a Kaguya, permette a Naruto e Sasuke di sigillarla.

  


Arriviamo quindi alla parte finale della storia: sconfitta Kaguya, Madara è ormai in fin di vita per l’estrazione del Decacoda dal suo corpo, e, davanti ad Hashirama, ammette che la sua via sarebbe stata la più giusta da seguire. Il conflitto dei due clan è però destinato a durare fino alla fine, ed è così che Sasuke, in maniera repentina e un po’ tirata per i capelli, decide di utilizzare i suoi nuovi poteri per incutere timore nella gente di tutto il mondo ninja: sarà lui l’unico nemico, tutti odieranno lui e saranno quindi portati a rimanere uniti, proprio come accaduto nella Guerra. Uccidere Naruto sarà per lui un modo di eliminare l’ultima persona a cui è legato, e poter così intraprendere da solo il cammino nell’oscurità. Naruto, che sa quanto Sasuke abbia faticato per uscire dalla solitudine, decide ovviamente di fermarlo, e abbiamo quindi il vero scontro finale del manga: Naruto vs Sasuke. Era stato il finale della prima parte, ed era destino che si ripetesse. Hashirama e Madara erano amici, ma erano finiti per combattere fino alla morte, e così tutti i discendenti dei clan Uchiha e Senju, e tutte le reincarnazioni di Indra e Ashura. Qui però abbiamo Naruto, che vuole porsi come elemento di rottura in questo eterno ritorno, ed è disposto quindi a prendere a calci nel sedere il suo amico per farlo ragionare, ma non ad ucciderlo. Il combattimento, devo dirlo, non mi è dispiaciuto, per quanto fosse soltanto uno scambio di super colpi: il suo valore simbolico, oltre all’epicità di certe vignette (di cui molte, in versione colorata, saranno diventate i nuovi wallpaper di molti fan, ma vabbè) e alla sua brevità, me lo ha fatto godere abbastanza. 


Ma, cosa più importante, esso è il culmine di quanto detto prima: In un capitolo altamente emozionante, Naruto e Sasuke finiscono entrambi a terra, in fin di vita e con un braccio mozzato, in una scena costruita come un chiaro omaggio al finale di Devilman (se non lo avete letto, rimediate in fretta). L’Uchiha ammette finalmente che la sua strada avrebbe portato solo odio e disperazione, e dopo aver ricordato l’evoluzione della sua amicizia con Naruto, capisce che la via proposta dal biondino è in fin dei conti la migliore. Si rompe quindi il circolo dell’odio, della guerra fratricida che ha dilaniato il mondo ninja dalle sue origini: Naruto ha vinto. E i risultati della sua vittoria si vedono benissimo nel capitolo dopo. Naruto è diventato il settimo Hokage (il sesto era Kakashi ma ha abdicato presto, un po’ come fece il terzo a favore di Minato), e sotto la guida sua e di altri giovani Kage (l’unico rimasto al suo posto è Gaara, e giustamente) il mondo vive in un clima di pace e cooperazione. Non a caso vediamo come il Villaggio della Foglia si sia evoluto al punto da avere un’intera area piena di grattacieli, e vediamo anche Naruto usare un PC portatile: in tempo di pace le risorse non sono state più impiegate per scopi militari, e i villaggi hanno potuto investire nel migliorare le vite delle persone. 


Questo capitolo è anche un grandissimo fanservice: vediamo infatti praticamente tutte le coppie che vanno a formarsi tra i personaggi. Per dire le più importanti, Naruto è convolato a nozze con Hinata, e hanno anche avuto due figli, Bolt e Himawari, mentre Sakura è finalmente riuscita a conquistare Sasuke, e anche loro hanno una figlia, di nome Sarada. In generale, poi, vediamo cosa combinano tutti quanti una volta diventati adulti, ed è una cosa che non può che farci piacere: un finale simile è stato l’ideale per chiudere un manga lungo come Naruto, che ci ha accompagnato per così tanto tempo. Pensate al momento in cui avete cominciato a leggerlo: quante cose sono cambiate da allora? I personaggi del manga alla fine sono stati degli amici con cui abbiamo passato tante piacevoli avventure. Li abbiamo amati e odiati, e per quanto la storia abbia avuto i suoi momenti noiosi, i suoi difetti e i suoi cali, Naruto è sempre proseguito sulla sua via, ed è riuscito a raggiungere il suo obiettivo: rimanere nei nostri cuori.


Roba da nostalgici a parte, ciò che voglio chiarire è proprio questo: ormai, nel mondo nerd, criticare Naruto sempre e comunque è diventato sport nazionale, ma lo trovo assai ingiusto. Si tratta certamente di un manga che ha avuto non pochi momenti di debolezza, ma allo stesso tempo ha avuto moltissimi lati positivi, che fanno tranquillamente passare in sordina i primi. È un fumetto che è valso ampiamente la pena di leggere, non ci sono dubbi, e se lo avete snobbato del tutto, direi che vi siete persi una gran bella storia. Inoltre, se siete tra quelli che non perdevano occasione di fare inutili confronti con One Piece, sostenendo quanto fosse migliore il manga di Oda e quanto facesse schifo Naruto (o viceversa eh, siete idioti comunque), ci hanno pensato i due autori a smentirvi: nell’ultimo capitolo di Naruto appare il simbolo della ciurma Cappello di Paglia, e nel capitolo di One Piece contenuto nello stesso numero di Shonen Jump, la prima pagina è piena di riferimenti all’opera di Kishimoto. Un segno di stima reciproca tra due autori e amici, che hanno proposto due storie dalla diversa impostazione ma entrambe con il loro fascino.

Quindi, posso dirlo senza dubbi: complimenti a Kishimoto per questi 15 anni di Naruto, e spero che anche voi che leggete vi siate divertiti a leggere il suo manga, come mi sono divertito io. 

Shannaro Timber Fan!


8 commenti:

  1. Hai scritto davvero un lungo post! Me lo salvo e lo commento con calma :)

    Sapete anche da noi uscirà un post su Naruto... un post davvero strano e diverso dai classici :)
    Uscirà tra qualche giorno

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    1. E io lo leggerò sicuramente ;)
      Intanto, aspetto il tuo parere su questo articolo!

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  2. Inizio a dire pure io che ho avuto un sacco di difficoltà nello scrivere il post.
    E' difficile parlare di qualcosa che c'è sempre stata da oltre 10 anni a questa parte...

    Sulla questione meglio Naruto o One Piece: penso che il popolo di internet abbia fatto inutili paragoni. Nonostante siano shonen, credo sia inutili paragonarlI: Oda e Kishimoto hanno totalmente due modi differenti di scrivere e lavorare. Sono due persone diverse... che si stimano, ne è la prova lo stupendo omaggio che si sono scambiati qualche settimana fa.

    Personalmente non mi giudico un amante di Naruto, ma non mi sono mai scagliato contro il manga. L'ho sempre valutato un ottimo manga, con qualcosina che, tuttavia, con l'andare nel tempo non mi è andata giù. Per esempio la cosa che odio di più è quella cavolo di ricerca esagerata di Naruto nei confronti di Sasuke. Quella parte è noiosa, fatta a tavolino per far piacere alle fun girl.
    A pensarci bene anche sugli ultimi combattimenti ti do ragione.

    Per il resto i tre capitoli sono sollevano tutta la storia, dando un buon finale a tutta l'opera. Certo è pieno di fanservice, che però per una volta è fatto per bene senza stonare! Del resto va bene così... è giusto questo finale.
    Tutto doveva assolutamente e dannatamente finire così!
    :)

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    1. Vedo che hai colto pienamente il punto, sulla questione Naruto/One Piece. Poi, Naruto ha avuto i suoi cali, non c'è dubbio e ne ho parlato approfonditamente, ma ciò non vuol dire che nel complesso non sia un manga meritevole. E sì, gli ultimi 3 capitoli sono stupendi :)

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  3. Molto lungo, molto appassionato: forse non il modo migliore di parlare a chi non non ha mai apprezzato a dovere la serie, ma di certo ti sei fatto capire alla grande dagli amanti di Naruto, visto che hai parlato a cuore aperto =)

    Torno in un angolo a piangere perché è finito, scusate.

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  4. Strano leggere un commento cosi positivo, in giro pare che il finale sia il male assoluto XD

    Comunque si, era il finale migliore che potesse esserci per me. Non un capolavoro, ma uno poteva arrivarci da solo a come sarebbe finito.

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    1. È diverso: in giro va di moda parlare a vanvera ;)

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