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lunedì 5 gennaio 2015

To the Moon - Recensione: Emozioni su pixel...

by Cloud

Realizzato con RPG Maker XP dallo studio indie Freebird Games, e uscito l’11/11/11 (che simpaticoni), To the Moon è uno di quei giochi che o lo si ama o lo si odia. Questo perché, semplicemente… non è un gioco! Ma andiamo con ordine…
  
Come avrete ben capito se ci seguite, a noi del blog da parecchio fastidio come, nella maggior parte della produzione videoludica, o per lo meno in gran parte dei titoli AAA, si tenda a trascurare l’aspetto ludico e a coprirne le mancanze con una grafica pompata o una storia dal taglio cinematografico. E anche questo To the Moon, effettivamente, come gioco offre ben poco: ci si muove per gli scenari, si parla (quando ciò non avviene automaticamente) con alcuni NPC, si cercano gli elementi per andare avanti (cosa molto intuitiva e che non richiede grande impegno), si risolvono degli enigmi banalissimi, e si sta a guardare come va avanti la storia.  


La storia, come avrete capito, è l’elemento predominante del titolo, poche storie (hahaha, ho fatto il gioco di parole…). Infatti, nonostante l’estetica che strizza un occhio a capolavori dell’epoca SNES come Chrono Trigger o Final Fantasy VI, il gioco è a tutti gli effetti una visual novel, in cui però anche la possibilità di modificare il corso degli eventi è assai limitata. Il giocatore si trova nei panni di due scienziati, la Dottoressa Eva Rosalene e il Dottor Neil Watts, che si occupano di “riscrivere” i ricordi delle persone in fin di vita, facendogli credere di aver vissuto la vita che volevano e di aver realizzato i loro sogni, e permettendogli così di morire felici. Nel gioco, il loro paziente sarà il vecchio Johnny Wyles, il cui sogno irrealizzato è di andare sulla Luna. I due scienziati dovranno, partendo dai ricordi più recenti, andare man mano sempre più indietro nel tempo della sua mente, e trasmettere il desiderio al Johnny bambino, che si impegnerà poi sempre più al fine di realizzarlo. Il modo in cui la sua storia ci viene narrata, dagli ultimi avvenimenti fino a quelli più remoti, ricorda molto il film “Memento”, ed è assai coinvolgente. 

Se le vicende del nostro paziente sono di per sé abbastanza serie, a tratti drammatiche e a tratti romantiche, ci pensano i due dottori, che assistono al tutto da dietro le quinte, ad alleggerire l’atmosfera con i loro litigi, le loro battute, e le numerose citazioni nerd del Dr. Watts. Insomma, la narrazione procede in modo molto piacevole, facendoci ridere quando ce n’è bisogno, tenendoci alle volte con il fiato sospeso e strappandoci anche più di una lacrimuccia. Il tutto è condito da una colonna sonora di pregevole fattura (la sto ascoltando mentre scrivo questo articolo), che dà il suo meglio nei brani “toccanti”, suonati al pianoforte (e di cui uno è anche un elemento portante della trama, non aggiungo altro), e da ambientazioni ben riuscite. 

Come giudicare quindi un titolo simile? L’interazione, come già detto sopra, è praticamente superflua, e oltre che per degli enigmi stupidissimi viene utilizzata più che altro a scopo comico, ma forse sta proprio in questo la ragione per cui, a dirla tutta, To the Moon mi è piaciuto. I numerosi elementi auto-parodistici, l’ironizzare sulla mancanza di gameplay, e allo stesso tempo il coinvolgere il giocatore, o meglio, lo spettatore, nelle vicende narrate, ci fanno capire che il titolo in questione non è uno di quei giochi in cui la storia e gli altri elementi di contorno servono a coprire le mancanze dell’aspetto ludico. To the Moon è quindi senza dubbio un non-gioco, che se fosse stato realizzato come film d’animazione avrebbe forse reso meglio, ma è anche un non-gioco “onesto”, che preso per quel che è non è affatto male. 

Insomma, se Kan Gao e soci hanno puntato a realizzare una sorta di visual novel è probabilmente per le poche risorse (economiche, non certo artistiche) che il genere richiede rispetto al cinema, d’animazione o non, ma ora che la frittata è fatta possiamo dire che il teatrino da loro allestito si lascia guardare in maniera assai piacevole. Se avete voglia di giocare, lasciatelo assolutamente perdere, se invece siete nell’umore giusto per guardarvi un film sentimentale o una serie TV/ un anime dello stesso genere, sopportate la fatica di dover premere qualche tasto per farlo andare avanti e godetevi To the Moon: vi regalerà grandi emozioni, questo è sicuro.

E adesso scusatemi ma torno a suonare, stavo proprio scrivendo un nuovo pezzo. Chissà come potrei intitolarlo…

4 commenti:

  1. Non ne avevo mai sentito parlare...
    Sembra molto carino.

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    1. È molto carino ma, come detto nell'articolo, tieni presente che non è un gioco XD

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  2. Che pianti mamma mia!
    Un gioco stupendo e la dimostrazione che con pochissimo si può regalare un'emozione incredibile!!

    Un plauso a voi che ne avete parlato! *_*

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    1. Già, è un gioco, o meglio, un'esperienza (senza che questo termine abbia una connotazione negativa o positiva rispetto all'altro), che sa donare forti emozioni!

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