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lunedì 16 marzo 2015

Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale - Recensione: Progetto "Mostroni: Kaiju e Dintorni"

by Cloud


Ciao a tutti, Timber Fan vecchi e nuovi! Come già saprete se avete letto l’articolo di Link e Mago Nero su Monster Hunter, noi di Timber Maniacs abbiamo ideato un progetto di nome “Mostroni: Kaiju e dintorni”. Questo progetto coinvolge noi ed altri blogger e youtuber, e consiste nel realizzare un articolo ciascuno, con il comune denominatore dei mostri giganti. Oltre che con l’articolo a tema Monster Hunter di sopra (che dovete assolutamente leggere), noi di Timber Maniacs partecipiamo anche con l’articolo che state leggendo e che va a chiudere l’iniziativa, in cui vi parlerò di un giochino per 3DS tanto piccolo quanto carino, rilassante e piacevole: Attack of the Friday Monsters! – A Tokyo Tale, uscito in Giappone nella raccolta Guild 02 (che univa tre piccoli giochi di tre diversi talentuosi game designer nipponici), e in forma digitale, scaricabile anche separatamente, qui in Europa.

Il titolo in questione è stato ideato da Kaz Ayabe, noto in Giappone per Boku no Natsuyasumi, serie di videogiochi in cui, nei panni di un bambino, ci si ritrova ad esplorare delle suggestive location di campagna, e a compiere varie attività volte al “rilassarsi” in esse.

Attack of the Friday Monsters riprende in parte questa tematica, e ciò che si noterà non appena si inizia a giocare è proprio come il titolo voglia farci “tornare bambini”. Anche qui, infatti, ci troveremo ad impersonare un bambino di 10 anni, trasferitosi da poco nella cittadina giapponese anni ‘70 di Fuji no Hana, dove la natura è ancora molto presente, le location sono assolutamente suggestive, e dove un’emittente televisiva produce un popolare show in cui degli enormi mostri, dei kaiju con tutte le carte in regola, vengono combattuti da supereroi in stile Ultraman. Non solo: nella città di Fuji no Hana i mostri in questione appaiono per davvero ogni venerdì, o almeno questo è ciò che credono fermamente i bambini del paese. La storia del gioco procede in una continua sospensione tra immaginazione e realtà: molte delle cose che accadono possono sembrare semplici da capire per un adulto, ma per il nostro piccolo protagonista si tratta di misteri da svelare indagando a fondo. 

Similmente a quanto accade in molti film dello Studio Ghibli, su tutti “Il mio vicino Totoro” (e non c’è complimento migliore che essere paragonati a Miyazaki), Attack of the Friday Monsters sa ricreare alla perfezione l’ingenuità dell’infanzia, e la voglia di vivere avventure fantastiche che soltanto un bambino sa avere.

Tutto ciò è permesso tanto da un comparto grafico abbastanza rozzo tecnicamente ma assolutamente adorabile a livello artistico, quanto da una colonna sonora (composta da Hideki Sakamoto) incredibilmente suggestiva, che tra motivetti rilassanti e piacevoli, e suoni come il verso delle cicale o la voce della radio, darà veramente l’impressione di trovarsi all’interno di un film dello Studio Ghibli. 


Ma come funziona il gioco, nel senso stretto del termine? A dirla tutta, in Attack of the Friday Monsters non si fa poi molto, ludicamente parlando. Si va in giro per la città al fine di completare le varie quest, che consistono però soltanto nel parlare con determinate persone o nel visitare certi luoghi al momento giusto, al fine di andare avanti con la storia o semplicemente di approfondirne alcuni aspetti. Ci sarebbe poi il minigioco di carte, che è abbastanza carino ma anche semplicistico, basato sul meccanismo del sasso-forbici-carta, e grazie al quale possiamo diventare i “padroni” degli altri bambini (ossia: recitando una formula magica, che potremo anche personalizzare, potremo farli cadere a terra) e collezionare le “monster glims”, oltre che a scoprire alcuni retroscena della storia. Si tratta comunque di un aspetto abbastanza accennato, e che può essere benissimo ignorato da chi non ne fosse interessato: il gioco rimane quindi più che altro un film d’animazione interattivo, in cui dobbiamo pensare soprattutto ad immergerci nell’atmosfera e goderci la semplice ma suggestiva storia. 

Sorge allora spontanea una domanda: ma rispetto ad altri giochi che si focalizzano soprattutto sul raccontare una storia come To the Moon, Heavy Rain o Beyond: Two Souls, perché un titolo come questo ha ricevuto molta meno attenzione? La risposta è semplice: tanto To the Moon, quanto i titoli di Quantic Dreams, sono giochi occidentali. In Giappone invece, o come minimo nell’ambito degli appassionati di robe come anime/manga o videogiochi giapponesi di nicchia, sono da tempo diffuse le Visual Novel, che sono di fatto storie interattive sviluppate per PC o console, a volte con minigiochi, a volte senza, e che vengono considerate quasi come una categoria a parte rispetto ai videogiochi “veri”. Un esempio di visual novel è Steins;Gate, da cui è poi stato tratto l’anime che dovete assolutamente guardare su Rai 4. In Giappone quindi nessuno si stupisce se vengono creati dei prodotti con un’estetica da videogioco normale ma con un’anima da visual novel, come il gioco di cui sto parlando adesso ma anche Heavy Rain o To the Moon, e nessuno grida all’innovazione quando l’innovazione, di fatto, non c’è.
E poi, lo dico con tutta sincerità, voglio molto più bene a questo gioco che non ai titoli menzionati sopra. Forse perché riesce a creare un’esperienza toccante e poetica unendo il tokusatsu a uno stile che ricorda Miyazaki. Forse perché l’ho giocato che ero di cattivo umore, ma ha saputo farmi tornare il sorriso in un batter d’occhio. Forse proprio perché non se l’è filato nessuno, e meriterebbe quindi di essere più conosciuto. In ogni caso, valgono qui le stesse cose che ho detto per To the Moon: se volete “giocare”, non fa molto al caso vostro (per quanto almeno qui ci sia il giochino di carte), ma se volete immergervi in un’esperienza che vi faccia tornare bambini per le scarse ore della sua durata, scaricatelo dall’eShop del 3DS e godete. 

Con questo ho finito, e si chiude qui anche l’iniziativa “Mostroni: Kaiju e dintorni”. Grazie a tutti voi per averci seguito, spero che abbiate scoperto nuovi blog interessanti tramite essa (tra cui il nostro, perché no), e nel caso vi siate persi qualche articolo trovate tutti i link cliccando qui. Prima di salutarvi, ho un’ultima cosa da dirvi:

Guru-guru, jiwa-jiwa, doron-doron, sutten kururin, ikinari!

10 commenti:

  1. Questo è un gran finale per il Progettone!
    Il gioco non lo conoscevo per nulla... Certo che il 3DS ha tanti assi nella manica.

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    1. Ho volutamente preso una chicca nota a pochi ;)

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  2. Grandissimo gioco. Mi è dispiaciuto solo che fosse davvero corto e che la storia sapesse molto di assaggio..... vorrei taaaanto un seguito.

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    1. Eh sì, è molto corto, ma guarda il lato positivo: sono riuscito a finirlo tutto in una notte ;)

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  3. Sempre bello leggere di Attack of the Friday Monsters: bravi :)

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  4. Gioco che ho adorato, preso in offerta e non me ne sono pentita. L'ho trovato poetico e ironico. Ok, il gameplay è scarso, ma per un'esperienza di circa 3 orette non ci si può lamentare. Grazie per i commenti al mio blog, a proposito :P

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    1. Le parti più divertenti sono quelle in cui il bambino protagonista "non capisce" mentre il giocatore sì... è la perfetta rappresentazione dell'ingenuità infantile, sotto ogni aspetto :)

      E riguardo ai commenti, di nulla!

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  5. Eccomi qui per il gran finale!! Che dire... sai già che non amo i giochi, mi limito a dire che atmosfere e colori di questo sono però davvero belle e vicinissime al genere che mi piace :)

    Moz-

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    1. Tu hai aperto con stile, e io chiudo con stile!
      Comunque, questo Attack of the Friday Monsters è un gioco, ma lo è "appena appena": in fin dei conti è una sorta di film d'animazione interattivo, con qualche minigioco qua e la... potresti apprezzarlo pur non essendo un gran videogiocatore :)

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