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venerdì 27 marzo 2015

The Last Story – Recensione dal passato: 100esimo post!


by Cloud

Salve a tutti, o voi Timber Fan! Come potete ben notare dal titolo, oggi Timber Maniacs pubblica il suo 100esimo articolo! Si tratta di un momento importante per il nostro blog, ed è quindi giusto celebrarlo come si deve, con un articolo diverso dal solito. Come non tutti sanno, prima di creare il blog io e gli altri realizzavamo articoli su una “rivista digitale”, che inviavamo a una cerchia ristretta di amici in formato pdf. Si può dire che il periodo passato al lavoro su quella rivista sia stato una sorta di “palestra” per imparare a scrivere buoni articoli, prima di passare al blog, un’esperienza assolutamente formativa. Ed è qui che ci ricolleghiamo a The Last Story, JRPG per Wii uscito in Italia il 24 Febbraio 2012, esattamente tre anni e un mese fa. 


Tre anni non sono poi un’enorme distanza, per molti dei nostri lettori, ma per me, che all’epoca dell’uscita del gioco avevo 16 anni (sì, con un rapido calcolo potrete scoprire la mia età attuale), sono stati anni molto importanti, in cui sono cambiate moltissime cose. In questi tre anni sono maturato come gamer e come persona, ed è normale quindi che anche il mio punto di vista su molti videogiochi sia cambiato. Ecco a voi, dunque, direttamente dal 2012, la recensione di The Last Story scritta all’epoca da un giovane Cloud! Alla recensione seguirà un mio “aggiornamento”, in cui vi dirò cosa condivido ancora di quanto scrissi all’epoca, e cosa invece mi fa quasi sorridere a rileggerlo.

Salite a bordo della DeLorean, e buona lettura!

 



by Young Cloud


Nello scorso numero Link e Mago Nero hanno recensito Xenoblade Chronicles, e tocca adesso a me recensire il secondo dei giochi dell’“Operation Rainfall”, stiamo parlando di The Last Story di Mistwalker, il nuovo studio di Hironobu Sakaguchi e Nobuo Uematsu, rispettivamente Game Designer e compositore originali della saga di Final Fantasy, che hanno ormai abbandonato Square Enix (Uematsu scrive talvolta qualche brano sparso per dei giochi Square, ma si tratta di poca roba). E vi preannuncio già ora che il risultato si vede, questo gioco ha un’anima tutta sua, ed è evidente che dietro ci sia il lavoro di due maestri del genere.




L’ultima storia

Come dovrebbe suggerirvi il titolo del gioco, uno degli aspetti fondamentali del titolo è proprio la storia. Che è poi quello che ha sempre contraddistinto la saga di Final Fantasy, quella di avere delle trame appassionanti che tenessero il giocatore incollato alla console pur di sapere cosa succedesse dopo. E The Last Story non è da meno, la trama è di stampo abbastanza classico, ma è il modo in cui è raccontata, tra amori, amicizie e brame di potere, a coinvolgere il giocatore come pochi giochi hanno mai fatto. Zael è un mercenario che sogna un giorno di diventare cavaliere assieme a tutta la sua combriccola, e per raggiungere questo obiettivo lui e i suoi compagni si dirigono all’isola di Lazulis, l’unico luogo che non è ancora stato colpito dalla decadenza che sta facendo pian piano marcire tutto il pianeta.

Durante una battaglia contro i Reptid, dei rettili antropomorfi che popolano il sottosuolo, il nostro eroe ottiene un misterioso potere, di cui, almeno inizialmente, non si conosce né la natura né l’origine. La vita di Zael cambierà quando il nostro eroe, casualmente, incontrerà Calista, nipote del Duca di Arganan, ambizioso sovrano dell’isola, che arruolerà inoltre come guardie del corpo a corte lui e i suoi amici mercenari, e di più non vi dico perché la trama di questo videogioco merita veramente di essere vissuta fino all’ultimo, senza anticipazioni di alcun tipo. I personaggi sono poi caratterizzati nel migliore dei modi, tanto che finirete per affezionarvi a loro e a seguire con ancor più entusiasmo la fantastica storia narrata.
Sakaguchi disse prima del lancio che questo titolo voleva essere incentrato al 100% sulle emozioni umane, e posso dire con fermezza che se questo era il suo obiettivo l’ha centrato in pieno.

Cosa vedono i miei occhi?


È fin dal 2006 che il Wii viene criticato per la sua potenza hardware, secondo molti troppo poco potente per competere con le rivali PS3 e Xbox 360, ma fatto sta che questo gioco spreme proprio al massimo il Wii, per la qualità di poligoni e texture siamo davanti a risultati che non si vedono troppo spesso nemmeno sulle console della concorrenza. E non è solo questo il motivo per cui The Last Story è una gioia per gli occhi: Kimihiko Fujisaka, character designer e concept artist, si è impegnato per dare al gioco una direzione artistica spettacolare e un’abbondanza di particolari strabiliante, fermatevi in un punto qualsiasi del castello o della città di Lazulis e guardatevi intorno per notare la perizia con cui ogni luogo è stato realizzato. I personaggi, inoltre, hanno un loro stile unico, tanto che sembrano usciti da un anime di prima categoria. In molte zone del gioco si fa inoltre ricorso alla tecnica già vista in The Legend of Zelda: Twilight Princess di dare un effetto sfocato al tutto, e ciò contribuisce a rendere lo stile grafico di questo gioco ancor migliore.

Ma il sistema di gioco?

Molti action-JRPG moderni, come Xenoblade Chronicles o Final Fantasy XII, hanno un battle system ispirato a quello dei MMORPG (anche se con le opportune modifiche, specie nel caso di Xenoblade), ma su questo The Last Story fa di testa sua. Il battle system, infatti, è basato sull’alternarsi di attacco e guardia, oltre all’utilizzo di diverse abilità speciali, ad esempio i maghi del nostro party potranno lanciare cerchi magici che avranno diversi effetti, oppure Zael, il personaggio che controlleremo, potrà utilizzare Turbine, un’abilità che dissipa i cerchi magici, talvolta “distribuendo” l’effetto ai compagni o indebolendo gli avversari. Zael ha inoltre una formidabile abilità speciale, “Concentrazione”, che potrà essere attivata o disattivata a proprio piacimento, senza il consumo di alcun tipo di energia, e che avrà l’effetto, oltre ad aumentare la potenza degli attacchi, di attirare a sé tutti gli attacchi nemici, e di risvegliare potenziandoli i compagni a terra.

Quest’abilità è quindi molto utile, certo, ma non conviene nemmeno tenerla sempre attivata, o il nostro eroe potrebbe cedere sotto i troppi attacchi nemici. Prima ho detto che con Concentrazione si possono anche risvegliare i compagni caduti a terra, ebbene, non vi ho detto che ogni personaggio ha 5 vite, e quando viene messo a terra, anche se Zael non gli passa vicino con Concentrazione attivata dopo un po’ si rialzerà da solo, anche se senza alcun potenziamento. Quando un personaggio perde tutte e 5 le vite è K.O., e se è il personaggio da noi controllato a perderle sarà Game Over. Con ciò vi dico che il tutto darà vita a battaglie concitate ed emozionanti, e anche se nella prima parte del gioco la difficoltà non è troppo elevata, andando più avanti le battaglie si faranno sempre più impegnative, e sarà una soddisfazione unica portarle a termine. Un altro ritocco che chi non ha mai amato il grinding (la pratica di sconfiggere tanti nemici deboli per allenare i propri personaggi a battere qualche boss impegnativo) gradirà molto è che quasi mai è necessario ricorrervi, e per quando servisse vi sono in alcuni punti degli appositi cerchi rossi che faranno apparire nemici con cui allenare i nostri PG in modo da renderli pronti a sfide difficili. Nella maggior parte dei casi, però, non dovrete fare ricorso a questi cerchi, in quanto l’esperienza acquisita progredendo nel gioco e un po’ di abilità dovrebbero bastarvi ad avanzare nei dungeon. Non posso poi non parlare del sistema di equipaggiamento: in linea di massima le armature e tutti i vari accessori si dividono in diverse categorie che possono favorire la difesa piuttosto che l’agilità, e sta a noi scegliere a chi equipaggiare cosa, anche in base al ruolo che deve rivestire in battaglia. Possiamo anche modificare l’aspetto dei personaggi, scegliendo se mostrarli corazzati con una possente armatura o con i loro vestiti basici. Sappiate però, che più che l’equipaggiamento, a fare la differenza in battaglia saranno le armi, che compreremo, otterremo dai nemici sconfitti o che creeremo potenziando armi più deboli, e lo stesso discorso vale per le armature. Il sistema di potenziamento di armi ed armature è semplice ed accessibile, ci dirà fin dall’inizio che oggetti ci servono per potenziare una determinata arma o armatura, quindi anche qui nulla da biasimare.

La città di Lazulis

La maggior parte del gioco ruota attorno alla città di Lazulis, gli spostamenti di ambientazione sono pochi e temporanei, ma non rimpiangerete affatto il fatto che non ci siano tantissime città esplorabili come in un Final Fantasy o Dragon Quest a caso, perché la città di Lazulis è una delle migliori mai viste in un videogioco. Oltre al fatto che è a dir poco enorme (le zone esplorabili sono veramente tante), c’è tutto ciò che si può volere da una città di un JRPG. Una taverna dove vedere volti amici e sentire le ultime chiacchiere, tante vie piene di NPC pronti ad offrirci sub-quest varie da compiere, dalle più stupide alle più impegnative, un’arena dove allenarsi e guadagnare un sacco di soldi, mercanti a cui comprare merce scontata e poi rivenderla a prezzo maggiorato (anche se poi alla fine combattendo nell’arena si guadagna molto di più, e questa caratteristica rimane un po’ in disparte), chiaroveggenti che ci daranno indizi su dove andare per compiere delle simpatiche sub-quest, insomma, anche solo a gironozolare per Lazulis c’è parecchio da divertirsi, anche e soprattutto per l’eccelso stile grafico di qui vi ho parlato prima. Tra le attività secondarie principali vi è anche un orto da coltivare per poi rivendere i prodotti ottenuti, ma come già detto non sarà poi così necessario per ottenere soldi.

Ok, Sakaguchi c’è, e Uematsu?

Un’altra caratteristica di The Last Story che chi gioca non dimenticherà mai sono le eccellenti musiche. Il grande Nobuo Uematsu, compositore delle soundtrack dei migliori episodi di Final Fantasy, anche qui non si è smentito, e anche se lui, come Sakaguchi, ha detto che in questo titolo ha provato a lavorare in modo “diverso” dal passato, il risultato è comunque ottimo. Dal tema principale, che si rivelerà poi quasi un elemento portante della trama, alle musiche delle battaglie comuni, a quelle delle boss fight, le musiche di questo titolo sono una cosa assolutamente coinvolgente, tanto che consiglio a tutti voi di giocare questo titolo in cuffia con il volume a palla per goderne appieno, verrete letteralmente travolti dal turbine di emozioni che le musiche di questo titolo possono trasmettere, combinandosi alla perfezione con il resto del gioco.
Anche il doppiaggio in lingua inglese si attesta su ottimi livelli, con un’interpretazione vocale ottima, a differenza del precedente lavoro di Mistwalker, Lost Odissey, in cui invece era il punto debole di tutta la produzione. Concludo l’analisi del comparto sonoro dicendo che anche per quanto gli effetti sonori non c’è da lamentarsi, svolgono egregiamente il loro lavoro.

Ma insomma, è bello oppure no?

Se avete letto attentamente questa recensione dovreste aver capito che per me questo gioco è un capolavoro assoluto: Sakaguchi e Uematsu ci hanno dimostrato che quando due maestri del mestiere si mettono all’opera difficilmente deludono, e credo che questo gioco debba incoraggiare le grandi software house giapponesi come Square Enix, Konami e Capcom a non cercare di occidentalizzarsi a tutti i costi pur di fare successo, e di dare una rispolverata al loro passato per capire qual è il modo unico di creare i videogiochi di cui i giapponesi sono sempre stati capaci. In parole povere The Last Story è il Final Fantasy che Square Enix avrebbe dovuto creare al posto di ridicoli insulti al nome della saga come il XIII e seguiti, e merita quindi di essere giocato da ogni fan di JRPG che si rispetti.

Sonoro: 10
Grafica: 10
Gameplay: 9
Longevità: 9
Impatto: 10
Globale: 10

Back to the Present – cosa ne pensa Cloud oggi

Che dire, mi era piaciuto parecchio il gioco, eh?

Inizio con il dire che non tutto di quanto scrissi all’epoca è da buttare: penso ancora che The Last Story abbia un meraviglioso stile grafico, una storia emozionante e ben costruita nonostante i suoi cliché, e una colonna sonora che, pur non essendo effettivamente sempre ai massimi livelli, ha dei picchi veramente superbi (sentitevi ad esempio questo brano, se volete qualcosa di “tranquillo” o questo, se volete un pezzo più concitato).


Va detto, però, che oggi come oggi non penso assolutamente che l’elemento cardine della saga di Final Fantasy siano state le sue belle storie, che ad essere sinceri non sono neanche una costante della saga (in Final Fantasy V, che è forse il titolo più divertente da giocare, nonché una pietra miliare assoluta del GdR alla giapponese, la storia è qualcosa di molto semplice, per non parlare del III o del primo). Le storie sono spesso molto appassionanti, è vero, e ai personaggi ci si affeziona facilmente (se mi faccio chiamare Cloud un motivo ci sarà), ma il cuore di ogni gioco è il suo gameplay. Dal primo al decimo capitolo, la saga di Final Fantasy ha saputo egregiamente variare sul tema del combattimento a turni, concedendo inoltre al giocatore la possibilità di esplorare mondi vivi e ricchi di stile. Ed è proprio qui che ci ricolleghiamo ad un'altra cosa che non penso più: per quanto reputi The Last Story un gioco infinitamente superiore a Final Fantasy XIII e seguiti vari, penso che neanche il titolo di Mistwalker sarebbe stato la naturale evoluzione della saga. Final Fantasy è un JRPG a turni, e cambiare genere così repentinamente significa togliere alla saga uno dei suoi elementi fondamentali. Attenzione, questo non significa che io sia contro l’innovazione, anzi, ma preferisco vedere una serie evolvere senza snaturarsi, come ha fatto anche lo stesso Final Fantasy fino al X episodio. 

Detto questo, però, The Last Story non è Final Fantasy (per quanto il titolo sia allusivo), e di quanto ho appena detto possiamo quindi ampiamente fregarcene, e parlare più nello specifico del suo gameplay. Il me del passato aveva parlato dell’originalità del sistema di gioco, con il suo meccanismo di attacco/guardia e il suo aspetto “tattico”. Ciò che dimenticai di dire è però che uno dei grossi punti di forza di The Last Story è la varietà: ogni battaglia è sapientemente posizionata sulla mappa, offrendo al giocatore ogni volta una sfida unica con i suoi elementi ambientali da sfruttare, una sua strategia da mettere in pratica e diverse scelte da compiere. Questo almeno in teoria. Perché, come accennai anche tre anni fa, il più grosso punto debole di The Last Story è la sua eccessiva facilità. 

Per quanto il gioco voglia invitarci a giocare in modo strategico, eliminando prima determinati nemici per gettare il panico nelle truppe nemiche, proteggendo i nostri maghi o cercando di sfruttare l’ambiente a noi circostante a nostro vantaggio, molto spesso ciò non serve, e buttandosi semplicemente nella mischia si riesce a volgere le sorti dello scontro a nostro vantaggio. Sarebbe bastato aumentare un po’le statistiche dei nemici medi per supplire a questo difetto, ed è quindi un peccato vedere che delle idee così brillanti non spicchino appieno per colpa della difficoltà troppo bassa. Chiariamoci però, ci sono anche degli scontri più tosti della media, in cui potrete godervi appieno l’eccelso battle system ideato da Sakaguchi e soci, e in quei momenti The Last Story rende alla grande. E poi, insomma, la maggior parte dei videogiochi in circolazione non è chissà quanto difficile, quindi potreste anche non accorgervi della facilità del titolo.

Quindi, com’è cambiata la mia opinione su The Last Story? Mi piace ancora? La risposta è sì, ma lo vedo con un occhio più maturo: ne vedo difetti che allora ignoravo, ma ritengo che non siano paragonabili a quanto di buono il gioco ha da offrire.

The Last Story non è assolutamente un gioco perfetto, ma è un gioco con una sua anima viva e pulsante, che si manifesta in ogni suo aspetto. Rispoverate un Wii e vivete la bellissima storia di Zael e Calista, gironzolate per Lazulis come se non ci fosse un domani, e buttatevi a capofitto nelle mai uguali battaglie. Su questo, sia il Cloud del presente che quello del passato sono assolutamente d’accordo.

Voto: 9

Flying to the stars, you can be far away…
翔べるもの らかに...




4 commenti:

  1. Il centesimo post è un bel traguardo per un blogger :)
    Continuate così!
    Per The Last Story è uno di quei giochi che non sono mai riuscito a giocarci purtroppo.
    Però sto pensando di rivalutare la vecchia Wii e farmi un carico di giochi che un tempo costavano un boato di quattrini.
    Insomma tra questi ci sarà anche The Last Story

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    Risposte
    1. Ottima idea! Su Wii c'è parecchia bella roba da recuperare a poco prezzo!

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  2. Compliments per il post n°100, da sempre grandi soddisfazioni (e lo dice uno che sta al post 73 e che ancora non sa dove andare a parare col 100)

    Eh, crescere è una cosa brutta, può farti rivalutare tante cose del passato, quasi sempre in peggio.

    Io di recente mi sono avventurato in una rigiocata dei Final Fantasy che hanno segnato la mia gioventù, quindi il VI, VII, VIII ed il IX. Adoravo tutti allo stesso modo quando li giocai per la prima volta, tra i 13 ed i 16 anni.
    Ora, trovo oltremodo orridi ed insopportabili il VII e l'VIII, arrivando a detestare non tanto la storia di fondo, ma i personaggi, soprattutto i principali, divenuti oramai nella mia testa troppo complessati e pieni di problemi da ebeti. Purtroppo il superare la fase adolescenziale fa questi scherzoni, esci fuori contatto con personaggi che hanno problematiche tipiche di quella fascia d'età.

    FF IX ed il VI invece, avendo un'aria più spensierata (il primo) o più normale e variegata (il secondo) li trovo ancora oggi dei grandi capolavori.
    Altro grande rivalutato in negativo è stato The Legend of Dragoon. Era qualcosa di epicissimo e bellerrimo da piccolo... ora ho fatto grosse risate a rigiocarlo a notare ogni cavolata presente. Sempre bello, ma in modo diverso.

    Per quanto riguarda The Last Story io sono uno dei suoi detrattori, visto che l'ho schifato dall'inizio alla fine. Non solo storia e personaggi cliché a tal punto che mi è bastato l'inizio del gioco per vedere dove si sarebbe andati a parare, ma la realizzazione tecnica lasciava molto a desiderare con cali di framerate che rendevano gli scontri orripilanti da gestire appena i nemici a schermo diventavano più di 2 e con meccaniche che ho sempre trovato fuori luogo e mal calibrate malgrado il buon concept iniziale.
    Per me rappresenta il grande passo falso di Sakaguchi.
    Onestamente, tutta questa operation rainfall si è dimostrata semi deludente. Si voleva a tutti i costi roba che si è rivelata essere per i 2/3 mediocre... fortunatamente Xenoblade è mostruosamente bello e tira su gli altri due.

    De gustibus ovvio.

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    1. È normale, crescendo cambia il modo di vedere le cose e ciò che prima poteva piacerci può poi sembrarci mediocre. Dei giochi che hai citato, in particolare, trovo che The Legend of Dragoon sia quello che più ha risentito dello scorrere del tempo, mentre i vecchi Final Fantasy continuo ad apprezzarli in tutti i loro aspetti, inclusi i personaggi "adolescenti e depressi" (se mi faccio chiamare Cloud, un motivo ci sarà).

      Su The Last Story posso dire che i difetti da te citati ci sono eccome, ma non sono cose che influenzano particolarmente il mio giudizio su un gioco (eccetto la storia del bilanciamento, l'ho detto e ridetto nell'articolo che TLS è troppo facile XD): dell'aspetto tecnico poco mi importa, se l'aspetto artistico è ben curato, e la trama, pur trovandola oggi effettivamente semplice e piena di cliché, continuo a ritenerla appassionante e ben narrata, nonché godibile soprattutto per la caratterizzazione dei personaggi. Questo, forse, è il massimo esempio di come il gioco continui a piacermi ma "in modo diverso" :)

      P.S. Dei tre giochi dell'Operation Rainfall l'unico che trovo parecchio sotto la media è Pandora's Tower, ma devo dire che non è comunque un brutto gioco.

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