100% Freeware, 100% Indipendente e 200% Nerd!

mercoledì 15 aprile 2015

Assassin’s Creed Unity & Rogue - Doppia Recensione

by Snake




E così, dopo mesi di attesa (che fatica fare questo articolo … non ho mai un attimo di pace! Sarà che avrò dietro la nuvola di Fantozzi?), il vostro caro Serpentone Solido è tornato, pronto a deliziarvi con un altro dei suoi lunghissimi e interminabili articoli!
Oggi vi delizierò con una cosa che più mainstream non si può: una doppia recensione degli ultimi due Assassin’s Creed usciti, ovvero Unity e Rogue!
La Ubisoft quest’anno avrà finalmente fatto il colpaccio con l’idea di far uscire nello stesso anno un capitolo dedicato agli Assassini in parallelo a uno sui Templari, oppure sarà scesa ancor più in basso che con Splinter Cell: Conviction? Non ci resta che scoprirlo!


La Ubisoft è stata molto criticata nel corso degli ultimi anni per la dubbia qualità dei titoli rilasciati. Dopo aver apparentemente archiviato il brand di Prince of Persia la casa francese sembrava essere entrata in un periodo di crisi creativa davvero pesante.
Dopo un 2010 nel quale abbiamo visto sì il controverso Splinter Cell: Conviction (gioco piaciuto TANTO al buon vecchio Farenz), ma anche un ottimo Assassin’s Creed: Brotherhood (a mio parere ancora oggi il miglior capitolo della saga), tra il 2011 e il 2012 abbiamo assistito a vere e proprie scempiaggini nei confronti degli Assassini: Revelations e ACIII, infatti, hanno deluso le aspettative della maggior parte degli appassionati, che si sono trovati due giochi ben curati dal punto di vista della trama e dell’ambientazione storica, ma che hanno concluso in modo davvero penoso la storia di Desmond, che doveva essere invece il punto centrale della serie, oltre che a soffrire di una generale mancanza d’innovazioni dal punto di vista del gameplay.
Anche nel 2013 si ripeté una situazione abbastanza analoga: infatti Assassin’s Creed IV: Black Flag, nonostante apportasse finalmente alcuni cambiamenti degni di nota (come l’esplorazione dell’Oceano Atlantico e grandi miglioramenti delle battaglie navali), sembrava la solita minestra, con i classici problemi dell’IA deficitaria dei nemici e di un comparto tecnico ormai datato.
Eppure, tra le ormai infinite imprecazioni degli appassionati e l’opprimente presenza online dei bimbiminkia, la Ubisoft spiazzò totalmente il mercato videoludico: Splinter Cell, che sembrava ormai condannato all’oblio come PoP, ritornò in grande stile sulle scene con Blacklist, il quale riuscì a coniugare gli elementi action di Conviction con la natura stealth della serie originale, grazie alla possibilità dell’utente di poter scegliere lo stile di gioco in base alle sue preferenze.
Nell’appena passato 2014 uscì su tutte le principali console (compreso Wii U, anche se in netto ritardo rispetto alle altre versioni) Watch_Dogs, ambientato in una Chicago alternativa nel quale un sistema di sicurezza informatica controlla praticamente qualsiasi attività dei cittadini (in modo molto simile alla serie tv Person of Interest, ideata da Jonathan Nolan, fratello di Christopher, creatore della serie reboot dei film di Batman iniziata con Begins). Nonostante le critiche di buona parte del pubblico, il quale ha accusato la Ubisoft di aver fatto pubblicità ingannevole per promuovere il gioco, Watch_Dogs, tra i suoi pregi e difetti, fu accolto positivamente dalla critica, anche se in parte deludendo le aspettative (in particolare dal punto di vista della grafica).
Subito dopo i francesi produssero non uno, bensì DUE videogiochi della saga di AC: Unity, destinato al mercato next-gen e con protagonista Arno Dorian, un Assassino vissuto durante la Rivoluzione Francese, e Rogue, approdato invece sulle console di vecchia generazione, il cui personaggio principale è Shay Cormac, un Assassino passato dalla parte dei Templari dopo essere stato ingannato dai suoi superiori, e ambientato in America del Nord durante la Guerra dei Sette Anni.
La scelta non appare casuale: Unity, infatti, si prefigge di essere un gioco “rivoluzionario”, poiché ambientato proprio durante una rivoluzione, e quindi adatto a console come PS4 e XBox One, mentre Rogue ha protagonista un Templare, un “conservatore”, attaccato alla vecchia generazione. Questa scelta controversa avrà dato i suoi frutti? Analizziamo la situazione pezzo per pezzo.

Assassin’s Creed: Unity




La Rivoluzione Francese è sicuramente uno dei periodi più terribili, ma allo stesso tempo più affascinanti della storia dell’umanità. Questo conflitto nel quale si vanno a unire la libertà alla violenza, la giustizia al sadismo e i valori democratici all’empietà sarebbe un terreno fertile per la saga di Assassin’s Creed, che presenta questo problema fin dai suoi inizi, e così è.
La vicenda, che vede protagonista l’Assassino austro-francese Arno Dorian, si sviluppa in maniera avvincente nell’arco di una ventina di ore, anche se non esente da difetti. Infatti, Arno non è prorompente quanto Ezio Auditore o Edward Kenway, e neanche un tenebroso al pari dell’immortale Altair. E’ semplicemente un ragazzo come tanti altri, che ha la particolarità di potersi fregiare del suo titolo di nobile francese per dedicarsi indisturbato ad alcune scorribande giovanili (anche se non leggendarie quanto quelle del suo predecessore fiorentino). Tutto il gioco ruota intorno al suo processo di maturazione (purtroppo non gestito proprio al meglio dagli sceneggiatori), il quale diventa inizialmente un Assassino solo per vendicare la morte del suo padre adottivo François de la Serre, e solo in seguito capirà il vero significato del motto dell’Ordine: nulla è reale, tutto è lecito.



Purtroppo neanche gli altri personaggi lasciano proprio il segno (l’unico che sembra avere un certo spessore è il maestro di Arno, Pierre Bellec), complice sicuramente la volontà della Ubisoft di concentrarsi (per una volta) soprattutto sul comparto tecnico del gioco. Nonostante ciò, la trama in fin dei conti non è malvagia, e non si scade quasi mai in situazioni da soap-opera di serie C, soprattutto per quanto riguarda il comportamento dei protagonisti, che riescono sempre a mantenere credibilità. Insomma, una mezza occasione persa di creare una Trama con la “T” maiuscola, purtroppo.
Le cosiddette “Storie di Parigi” (ovvero missioni secondarie riguardanti vari eventi importanti della Rivoluzione) invece sono architettate magistralmente, e spesso risultano più interessanti delle quest principali. Infatti verremo catapultati in mezzo alle piene proteste del popolo francese, nelle quali potremmo ammirare la magnificenza grafica del gioco Ubisoft, il cui nuovo motore di gioco, sempre della serie Anvil, riesce a gestire migliaia di personaggi sullo schermo senza problemi di frame-rate degni di nota, facendoci quindi sentire l’aria di agitazione e violenza che serpeggiava nella Parigi di fine Settecento (grazie anche a un comparto audio di prim’ordine, anche se il doppiaggio italiano come al solito non si è rivelato all’altezza dell’originale). Inoltre, durante queste missioni secondarie (oltre che nella trama principale) ci viene fatta vedere l’altra faccia della Rivoluzione Francese, ovvero quella fomentata non dal popolo affamato, ma dai politici assetati di potere.
La crudeltà di alcune scene (prima tra tutte la decapitazione dell’ormai impotente Luigi XVI) ci fa vedere come questa non sia stata una Rivoluzione gloriosa, anzi, per certi versi è stata davvero brutale e barbarica, dove la bestialità degli uomini trovava libero sfogo, per quanto sia stata importante per la nascita della società contemporanea.
Il gioco è inoltre arricchito da altre quest secondarie (“Il culto del Bafometto”, “Gli enigmi di Nostradamus”), le quali approfondiscono ulteriormente l’universo di Assassin’s Creed, ma tra queste spiccano sicuramente le “Fratture Temporali”, ovvero dei veri e propri bug dell’Animus che catapulteranno il giocatore in ben tre periodi differenti della storia di Parigi: Medioevo, La Belle Époque e perfino l’occupazione nazista (nella quale dovremo scalare la Torre Eiffel e far fuori a colpi di mitragliatrice i caccia tedeschi). Il gameplay di queste fasi è vario e divertente, e per il completamento di ognuna di esse si sbloccano documenti che riportano la situazione dell’epoca moderna del gioco (dando anche chiarimenti riguardo ad alcuni punti oscuri di Black Flag).
Il nostro Arno avrà inoltre un sistema di crescita in stile GdR (molto simile a quello di Watch_Dogs), e ogni suo potenziamento potrà essere personalizzato in un sistema a ramificazioni, dunque a chi piace applicare un approccio più da combattimento diretto potrà concentrarsi sulla destrezza del proprio avatar con le armi bianche e la lunghezza della barra della salute, mentre coloro che vogliono giocare in modo furtivo potrà migliorare la mira e rendere Arno più silenzioso e agile, il tutto condito da un sistema fisico e di parkour radicalmente migliorati e più realistici che mai.
Anche l’Occhio dell’Aquila è cambiato, evolvendosi in uno speciale Senso dell’Aquila che gli permetter perfino di captare la presenza di nemici nascosti dietro ai muri. Comunque questo elemento di gameplay è ben bilanciato, infatti sarà possibile utilizzare il Senso solamente per pochi secondi, anche se sarà possibile potenziarlo triplicandone la durata e l’efficacia più avanti nel gioco.
Purtroppo la mancanza di un sistema di controllo e crescita della Gilda presente nei capitoli precedenti si fa sentire, facendo sentire il gioco come in parte mutilato, anche se l’importanza di tale elemento di gameplay già nel III in Black Flag era molto scemata.
Ancora non sono riuscito a finire il gioco al 100% (con il poco tempo che ho tra università, altri videogames e cavoli vari), ma a quanto ne sappia almeno una sessantina di ore (e di questi tempi è veramente raro trovare un gioco così longevo) ci vorranno per sbloccare ogni segreto racchiuso in questo sandbox “rivoluzionario”.



Un’altra parte del gioco che ho apprezzato molto è stata la modalità multiplayer, resa finalmente sensata dal suo cambiamento radicale da competitiva a cooperativa, decisamente più sensata in un videogioco come Assassin’s Creed. Le missioni se affrontate con amici offrono spunti decisamente più tattici rispetto alla controparte in singleplayer, oltre alla possibilità di sbloccare segreti, ricompense e accedere a luoghi normalmente irraggiungibili al giocatore singolo. Purtroppo, come del resto capita in tutti i giochi moderni, se si viene smistati a “caso” nella marea di giocatori online presenti si rischia di finire in squadra con i soliti b1Mb1m1nK14 che corrono dando spadate a caso in aria, rovinando in parte il divertimento, ma se giocato con amici può regalare ore di gran divertimento.
Purtroppo niente è perfetto, soprattutto una serie a cadenza annuale come Assassin’s Creed. Infatti i soliti problemi di IA (anche se parzialmente risolti con l’approdo alla next-gen), di bug da day one e un motore fisico per certi versi ancora “acerbo” rovinano sensibilmente l’esperienza di gioco, oltre che, come già detto, da una sceneggiatura decisamente più debole rispetto ai capitoli precedenti della saga (e questo è davvero un peccato, viste le potenzialità del titolo).
In ogni caso, Assassin’s Creed: Unity apporta delle novità interessanti al brand, senza tuttavia osare troppo (per questo non si può definire una “rivoluzione” totale). Ciò nonostante, è sicuramente il titolo della saga più innovativo dai tempi di Brotherhood, e costituisce una solida base per i futuri titoli Ubisoft, sempre che ci si applichi a fondo (e avrei comunque i miei dubbi riguardo a ciò …).

Voto: 8

Assassin’s Creed: Rogue




Che ci crediate o no, Assassin’s Creed: Rogue mi è piaciuto over nine thousand times rispetto a Black Flag. Certo, si possono criticare molte cose, come il gameplay, riciclato dall’ormai “vecchio” Assassin’s Creed III, il fatto che abbiano deciso di pubblicarlo su old-gen in parallelo con Unity (a dire il vero già all’epoca del III avevano fatto uscire in contemporanea Liberation su PS Vita, ma dato che i b1Mb1m1nK14 considerano le console portatili inferiori a quelle fisse non gliene fregò a nessuno), ma dobbiamo guardare in faccia la realtà: Rogue è un titolo che, seppur pieno di difetti, è solido, regala ore di divertimento (soprattutto grazie ai tantissimi extra, totalmente votati al fan service) e ha una trama che regge egregiamente il tutto. Se in Unity il problema principale della vicenda che reggeva il gioco fossero proprio i personaggi, in Rogue avremo una serie di vecchie conoscenze (tra cui Haytham Kenway, Achille Davenport e addirittura il leggendario Adéwalé) accompagnate da new entry di tutto rispetto (come l’Assassino Liam). L’unico che sembra non incastrarsi bene è proprio il protagonista, Shay Patrick Cormac, un giovane Assassino che dopo una missione andata male, che è risultata nella morte di centinaia di migliaia d’innocenti, comincia a dubitare del suo Credo, arrivando al punto di tradire l’Ordine ed essere “giustiziato”, ma viene salvato da morte certa dai Templari, con i quali Shay inizia una lunga collaborazione al fine di estirpare totalmente la setta degli Assassini dalle Colonie Americane durante la Guerra dei Sette Anni.



Shay, nonostante una buona caratterizzazione generale, non è esattamente all’altezza del suo compito di protagonista, lasciandosi in parte trascinare dagli eventi, ed è un vero peccato, viste le potenzialità narrative del titolo (suvvia, non ditemi che non avreste mai voluto vedere un Assassino che passa dalla parte dei Templari). Ciò nonostante, la vicenda è ben strutturata, con Cormac che scala piano piano le gerarchie dell’Ordine Templare (in parallelo col protagonista della parte ambientata nella nostra epoca, ovvero il giocatore stesso, che verrà promosso in quelle dell’Abstergo Entertainment) uccidendo i vari capi della Confraternita degli Assassini, ormai corrotta fino al midollo, al punto che questa si oppone alle stesse leggi che regolano la vita di tutti i giorni, in nome di un concetto deviato di “libertà” (vi basti sapere che hanno in mano quella che al tempo era la criminalità organizzata). E proprio il concetto di libertà viene messo in dubbio in Rogue, dove si può ben vedere come l’idea di una società utopica degli Assassini nella realtà si possa tradurre nel caos più totale, dove chiunque può fare tutto quello che vuole, anche prevaricare gli altri (e il parallelismo con la nostra epoca ha un che di preoccupante). In un certo senso, i Templari diventano i paladini del popolo, i garanti di una giustizia praticamente inesistente gridata a gran voce dalle masse impotenti, e Shay ne è l’incarnazione, un uomo che crede più nell’ordine che nella libertà collettiva, ma che fa ciò che fa senza secondi fini, da vero Templare (in barba al pregiudizio che siano i “cattivi” della serie nato durante la saga di Ezio, dove i Borgia non erano effettivamente degli stinchi di santo).
Sinceramente, questo titolo moralmente parlando mi ha fatto molto più riflettere di Unity, e solo per la trama a mio parere potrebbe rivaleggiare alla grande con i migliori capitoli della saga.



Nonostante la sua natura di mod vera e propria di Black Flag, il gameplay presenta interessanti novità, come la possibilità di usare un silenzioso fucile ai dardi soporiferi (poi potenziabile con altri avvelenati o addirittura esplosivi) e una maschera anti-gas. Un altro elemento di novità è la condizione di Templare del protagonista, che lo doterà di uno speciale Occhio dell’Aquila in grado di rilevare la vicinanza di un gruppo di Assassini, ma al tempo stesso ci costringerà a tenere continuamente gli occhi aperti, poiché questi ultimi saranno sempre in agguato, pronti a colpirlo alla prima occasione che gli offriremo, soprattutto se il nostro livello di ricercato sarà alto. Delle novità che sicuramente non rivoluzioneranno il brand, ma che offrono spunti interessanti.
La longevità è uno degli aspetti più curati del gioco, assieme alla varietà di oggetti sbloccabili disponibili, come documenti segreti dei Templari e tracce della Prima Civilizzazione nascoste su pareti rocciose o in caverne, che, assieme alle missioni del presente (nelle quali si possono ottenere filmati inediti e file sonori dell’Abstergo), danno quel pizzico di varietà che riesce a non far scadere Rogue nella noia e nella banalità più totali.
Purtroppo, però, le note positive si fermano qui. Infatti tutto il resto è praticamente uguale al capitolo precedente della saga. Stesse meccaniche, stesso approccio di gioco, stesso sistema dell’economia e dei vari premi, oltre che alle fasi del presente totalmente riciclate (al massimo hanno cambiato qualche texture), i soliti problemi di demenza artificiale dei nemici … insomma, il solito Assassin’s Creed.
Le fasi navali ricalcano quelle di Black Flag, con la novità del rompighiaccio, che tornerà estremamente utile durante la navigazione invernale. Infatti il dinamismo delle stagioni (estate-inverno) del gioco rappresenta una variante piacevole del gameplay, poiché grazie a ciò dovremo cambiare continuamente il nostro approccio di navigazione. Per il resto abbiamo la stessa solfa del prequel: abbordaggi, attracchi, caccia alle balene … resta tutto uguale.
La colonna sonora, anche se composta in parte da remix di vecchi temi della saga, è di buona fattura, e i motivetti vagamente irlandesi (volti anche a sottolineare le origini di Shay) sono molto piacevoli. Il doppiaggio italiano si attesta su discreti livelli, anche se alcune scelte, come la voce italiana di Shay Cormac, non sono proprio felici, ed è un vero peccato, visto il buon lavoro fatto in quello originale.
Ricapitolando, Assassin’s Creed: Rogue non sarà il miglior capitolo della serie, ma è comunque un gioco che ha dei momenti davvero brillanti e divertenti, e per i fan della saga è un must have (magari ora che con l’arrivo del nuovo capitolo, Victory, scenderà un po’ di prezzo), grazie soprattutto ai tanti elementi secondari della trama che fanno molta chiarezza sui Templari e il loro pensiero, facendoci dubitare per una volta sull’effettiva purezza d’animo degli Assassini.

Voto: 7.5

CONCLUSIONI


Nonostante le decine di migliaia di appelli e spacconate varie, la Ubisoft non ci ha offerto un’esperienza ludica propriamente rivoluzionaria, ma se osserviamo bene il risultato ottenuto è decisamente più positivo rispetto all’ultimo esperimento di pubblicazione in contemporanea di due titoli “principali” nello stesso anno (ovvero Assassin’s Creed III e Liberation nel 2012). Per questo, dunque, sento di poter dare dopo tanto tempo un minimo di fiducia alla casa franco-canadese, sperando che il prossimo capitolo della serie, Victory, possa continuare su questa lunghezza d’onda e darci finalmente un titolo dalla qualità lontanamente paragonabile ai primi due della saga di Ezio.





4 commenti:

  1. Sai...
    Non ho mai giocato agli Assasin Creed!
    In compenso ho visto giocare i miei amici...
    Sono quei giochi che mi piace vedere da spettatore :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, in fondo non posso biasimarti.
      Giochi come Assassin's Creed non possono di certo avere appeal nei confronti i tutti i gamer seri, visti i loro difetti. XD

      Elimina
  2. Forse una delle prime volte che vedo un'opinione più lusinghiera per Unity rispetto a rogue.

    Onestamente Unity su console l'ho trovato quasi ingiocabile con il suo framerate orrido, su PC invece mostra i muscoli grafici in modo sopraffino, ha degli effetti di material reflection e AO davvero ottimi.

    Rogue l'ho iniziato ma l'ho abbandonato dopo poco per altri giochi, prima o poi devo ricordarmi di riprenderlo e finirlo, che fino ad ora non mi sono lasciato sfuggire un AC.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io sinceramente non ho avuto tutti questi problemi con Unity (la versione presa in esame è quella PS4), sarà che mi avranno regalato una delle pochissime copie al mondo epurate quasi totalmente dai bug (e ripeto, QUASI) ... LOL
      Il framerate l'ho sempre trovato su buoni livelli, anche se nelle zone affollate il gioco rallenta. Beh, che la versione su PC fosse la migliore era cosa risaputa (la Ubi ha sempre curato bene gli adattamenti della serie degli Assassini su computer, bisogna riconoscerglielo), ma non penso che, almeno per questa volta, le console abbiano sfigurato più di tanto.
      Come ho già detto, a Rogue ho dato 7.5 per la sua trama, davvero sopraffina (per una volta ci siamo riavvicinati ai livelli dei primi capitoli, soprattutto nella sequenza over 9000 di Lisbona), ma ha perso parecchio per colpa delle poche novità introdotte nel gameplay, restando molto simile a Black Flag (che è il capitolo che mi è piaciuto meno di tutti dopo il III). Se gli sviluppatori si fossero sforzati un po' di più sicuramente avrebbe dato una pista a Unity, anzi, li rimprovero pesantemente per non aver dato vita a questo progetto ambizioso su next-gen, avrebbe avuto tutte le carte in regola per creare un potenziale capolavoro. Ma lo sappiamo, Ubi is Ubi, and business is business ...

      Elimina

It's dangerous to go alone, leave a comment!