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giovedì 3 settembre 2015

Quando c'era Marnie - Timber Anime Movie: Dopo il ritiro di Miyazaki, un'ultima perla dello Studio Ghibli

by Cloud


Salve Timber Fan! Nonostante avessimo riaperto in grande stile il blog, durante l’estate abbiamo purtroppo avuto diversi imprevisti che ci hanno tenuti nuovamente lontani dalle scene… ma ogni volta che ci eclissiamo, ritorniamo poi più forti di prima, come l’araba fenice! Voglio quindi riaprire le danze con la recensione di un film che ho visto di recente al cinema: Quando c’era Marnie dello Studio Ghibli!


Dopo il ritiro di Hayao Miyazaki dalla scena dei lungometraggi d’animazione (sta comunque lavorando a un manga sui samurai e a un corto in CG per il Ghibli Museum, instancabile come sempre), le sorti dello Studio Ghibli hanno cominciato a farsi incerte, e attualmente la fabbrica di sogni giapponese si trova in uno stato di pausa per un tempo indeterminato.
 

Prima di chiudere (speriamo) temporaneamente, però, la casa di produzione ha rilasciato un’ultima gemma, diretta e co-sceneggiata da quell’Hiromasa Yonebayashi che già abbiamo visto all’opera in Arrietty (e che è andato via dallo Studio dopo questo ultimo film). Ed è una gemma di quelle brillanti, molto più di quanto non ci si potesse aspettare…


Il film è liberamente tratto dal libro “When Marnie Was There” della scrittrice inglese Joan Gale Robinson, romanzo che, a detta di Miyazaki, si trova tra i 50 libri che più hanno influenzato la sua opera. Non una robetta da nulla, insomma. 

Ambientato in un Giappone contemporaneo e realistico (ambientazione piuttosto rara in un film dello Studio Ghibli), a differenza del romanzo che prendeva luogo nell’Inghilterra degli anni 60, Quando c’era Marnie è una toccante e poetica storia di solitudine, di reclusione, di affetti familiari e di crescita. È un film che risente molto dell’influenza di Si alza il Vento, con il suo continuo mix di sogno e realtà, ma allo stesso modo sa essere un’opera con una sua anima viva e pulsante, che porta la chiara firma di un autore che non è né Miyazaki né Takahata.
 
La protagonista del lungometraggio, Anna, è una bambina solitaria e triste, incapace di relazionarsi con gli altri a causa della sua storia personale, costruita su un modello che ricorda molto Shinji Ikari di Evangelion: già da qui si nota una maggiore enfasi introspettiva rispetto alle pellicole di Miyazaki e Takahata. A causa dei suoi problemi di salute, Anna verrà mandata a vivere in campagna dai suoi zii (simpaticissimi nella loro caratterizzazione, sia grafica che caratteriale), che però lo sono solo legalmente. Ella infatti è stata adottata da piccola, e non sembra né voler riconoscere la sua madre adottiva (che chiama “zietta”), né avere buoni sentimenti verso i suoi veri genitori, e alla base della sua enorme tristezza vi è proprio questa incapacità di accettare le sue origini. Non è tutto però così semplice come sembra: man mano che va avanti il film si dipaneranno sempre più i vari misteri che stanno alla base della famiglia di Anna, e che l’hanno portata ad essere così malinconica. La sua caratterizzazione e il suo passato sono per certi versi il punto focale del film, e non sono per niente scontati.

Nel paesino dove va a vivere, vi è una misteriosa villa apparentemente abbandonata, situata oltre un lago che si alza e abbassa in base alla marea, in passato casa di uno straniero (probabilmente inglese), alla quale Anna si avvicinerà con curiosità dopo aver sentito voci che la vorrebbero infestata da fantasmi. Ed è proprio andando in questa casa di notte, dopo aver attraversato il lago sola in una barca a remi, che incontrerà Marnie, una misteriosa ragazzina della sua età che sembrerebbe vivere nel lusso all’interno della villa. Fin da subito, quasi senza motivo apparente, tra le due nascerà un rapporto molto profondo: attraverso l’amicizia con lei la nostra protagonista imparerà a riscoprire la gioia di vivere, ed entrambe si sosterranno nei momenti difficili, riflettendo sui traumi psicologici che le affliggono, e facendo tesoro dei momenti passati insieme. Ciò porterà soprattutto Anna a maturare e crescere, al punto da fare man mano amicizia anche con altre persone che vivono nel paesino, come il taciturno anziano Toichi e la pittrice Hisako.

Ma le scene in cui Anna incontra Marnie sono in bilico tra realtà e sogno, e non è quasi mai chiaro se ci si trovi in un caso o nell’altro. Fin da subito capiremo che c’è qualcosa di strano nello stile d’altri tempi della bionda ragazzina e della sua abitazione (con annessi frequentatori), e tutto ciò che si cela dietro andrà pian piano svelandosi durante il film, in parallelo al background di Anna. Senza che vi dica altro, il modo in cui le vicende andranno diramandosi, tra dubbi diradati e un maggiore approfondimento del rapporto delle due, è veramente poetico.

La poesia del rapporto tra le due ragazzine viene resa alla perfezione anche dalla stupenda regia e dagli ottimi (per quanto non impeccabili e pienamente ispirati come in Si Alza il Vento) disegni, che danno a molte scene un elevatissimo valore artistico. Le sequenze in cui le due stanno insieme sono veramente toccanti, e ci si troverà facilmente immedesimati nelle loro vicende al punto da commuoversi nei momenti salienti.

Per quanto non memorabile quanto i lavori di Hisaishi (questa volta è stata realizzata da Takatsugu Muramatsu), la colonna sonora fa poi in generale il suo lavoro nell’accompagnare le scene del film, e il brano nei titoli di coda, “Fine on the outside” di Priscilla Ahn, è molto gradevole. È piuttosto simpatica anche la storia di come questo pezzo è entrato a far parte della colonna sonora del film: la cantante statunitense aveva scritto la canzone nel 2005 pensando alla sua solitaria gioventù, ma era troppo introspettiva per essere inserita nei suoi album (decisamente più commerciali). Ella aveva però molto apprezzato il romanzo originale When Marnie Was There, rispecchiandosi molto nel personaggio di Anna, e quando, da fan dello Studio Ghibli, seppe che Yonebayashi stava lavorando ad una trasposizione animata, decise di proporre il brano allo Studio, che lo accettò subito come tema del film. Direi che far entrare un brano a cui tieni a far parte della colonna sonora di un film Ghibli, beh, è una bella soddisfazione.



Il film si è rivelato quindi essere una perla oltre ogni mia aspettativa, molto superiore ad Arrietty e meritevole di essere ricordato come un grande lungometraggio animato. Se non l’avete già fatto, ormai è purtroppo tardi per andare a vederlo al cinema, ma quando ne uscirà il Blu-Ray/DVD, datemi retta, fatelo vostro e lasciatevi coinvolgere in questa meravigliosa e commovente storia, merita senza dubbio un posto nella vostra videoteca a fianco ai grandi classici dello Studio.



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