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martedì 6 ottobre 2015

A Hideo Kojima Game: sicuri sia un bene? - Game Philosophy

by Cloud

Metal Gear Solid V, ultimo episodio della saga del serpente solido, ha fatto molto parlare di sé negli ultimi tempi, non tanto per la qualità del gioco, quanto per il bisticcio che ha portato Hideo Kojima a rompere con Konami. I fan del game designer giapponese si sono subito schierati a difesa del loro amato artista, che è stato maltrattato dalla multinazionale avida e crudele, incapace di comprendere il suo genio, e simbolo di questa presa di posizione è stato il postare ovunque la frase “A Hideo Kojima Game”, subdolamente rimossa dalla copertina di The Phantom Pain. Ma è veramente tutto luci e ombre come sembra? 

Da estimatore anch’io della saga di Metal Gear, ma allo stesso tempo desideroso di approfondire la vicenda e di non accontentarmi del pensiero comune, voglio esprimere con questo articolo la mia opinione sulla telenovela argentina che ha convolto il game designer e la software house, basandomi su quanto scoperto negli ultimi tempi.
 


Prima di parlare nello specifico della lite, dobbiamo un attimo pensare alla situazione in cui si trova Konami. Come per molte altre software house che hanno fatto la storia del videogioco giapponese, gli ultimi anni sono stati piuttosto disastrosi per Konami, che si è trovata sempre più incapace di giostrarsi in un mercato che diventava esponenzialmente più costoso e di massa. Basti vedere la loro conferenza all’E3 2010, che poi fa un sacco ridere, per capire quanto già 5 anni fa non avessero le idee ben chiare su come andare avanti. E tra l’altro, anche Tak Fuji, l’extreeeeeeme guy coi dread che vediamo nel video, ha lasciato Konami un paio d’anni fa, un vero peccato (e sempre a proposito di lui, nel caso anche voi gli vogliate bene come me dopo aver visto quel video, gli è stato diagnosticato il cancro qualche tempo fa e si è dovuto tagliare i dread, presumibilmente per la chemioterapia o qualcosa di simile, ma ora sembrerebbe stare bene. Meglio così).

Tornando a noi, è chiaro come Konami abbia avuto recentemente molti problemi nel gestire le sue IP storiche, e come da qualche anno a questa parte abbiano prodotto sempre meno titoli tripla A, fino ad arrivare al giorno d’oggi in cui non ne hanno più in programma nessuno, con l’eccezione dell’immancabile PES (che sembrerebbe anche andare meglio di FIFA sulla new gen, ma non mi esprimo oltre perché tanto di giochi sportivi “seri” non ci capisco nulla).

Con queste premesse, è semplice intuire che stiamo parlando di una società in “ridimensionamento”, almeno sul fronte videoludico, che preferisce spostarsi sul mercato mobile, su progetti meno costosi, e sul gestire i suoi altri settori (come le carte di Yu-Gi-Oh!), e che Metal Gear Solid V è stato con tutta probabilità il loro ultimo “giocONE”.
Fin troppo “ONE”, a quanto pare, visto che da quanto hanno riportato fonti autorevoli come la compositrice della colonna sonora del gioco, Rika Muranaka,  Kojima avrebbe non solo rimandato più e più volte l’uscita del gioco, ma avrebbe anche speso quantità enormi di denaro, cercando di realizzare tutto in maniera migliore possibile, tranquillizzato anche dal fatto di avere uno stipendio fisso e di non dover guadagnare in base alle vendite del gioco. Sappiamo inoltre che enormi sequenze previste inizialmente non sono state infine realizzate nel gioco, e che quindi non solo Kojima ha fatto il suo comodo spostando la data e alzando il budget come voleva, al punto da far costare l’intero sviluppo sugli 80 milioni di dollari, ma non è neanche riuscito a realizzare tutto. O che al contrario, aveva realizzato quelle sequenze, ma non le ha poi utilizzate nel gioco. In entrambi i casi, per quanto sia ammirevole il voler realizzare il prodotto migliore possibile, non lo è poi tanto se lo si fa a spese altrui. Perché ovvio che se il gioco è più bello siamo tutti più contenti, ma in fin dei conti bisogna anche pensare al lato economico, e a sfruttare bene le risorse che si hanno a disposizione senza strafare.
Quindi, detto sinceramente, la rottura tra Konami e Kojima può essere vista non tanto come “una società cattiva che caccia il suo artista geniale”, quanto come un dipendente che fa quel che vuole con i soldi della società e che viene punito per questo. O se vogliamo vederla in maniera più tranquilla, senza stare per forza a dare la colpa a qualcuno, Kojima è uno che ha bisogno di un alto budget per i suoi giochi, e una società in ridimensionamento come Konami non può più garantirgli ciò di cui ha bisogno, e non aveva quindi più molto senso che egli rimanesse lì. Chissà se tutto sommato, sotto a tutto questo teatrino che ci è stato proposto, non sia stata veramente una pacifica separazione, più che un’aspra rottura.

Quindi, ciò su cui volevo farvi riflettere con quest’articolo è semplice: non diamo sempre per scontata la versione “ufficiale”, o quella che va più di moda, delle cose. Non mettiamoci a scrivere ovunque “A Hideo Kojima Game” soltanto perché tutti i nostri amici sui social network lo fanno. Grazie a internet è oggi possibile approfondire su un’enorme varietà di argomenti, e informarsi in maniera dettagliata su ciò che ha portato al verificarsi di una situazione, non limitiamoci a quanto ci troviamo sotto il naso per pigrizia. Anche perché, nella vita reale i buoni e i cattivi raramente sono quelli che ci vengono proposti, e in molti casi neanche esiste una netta distinzione tra i due. In questa storia ad esempio non c’è nessun eroe, solo una software house squattrinata e un game designer un po' spendaccione. E poi, voglio dire, Kojima ci avrà messo tutto l’impegno e il talento che voleva, ma senza tutti i dipendenti di Konami che si sono ammazzati di fatica, col cavolo che usciva sto gioco. Quindi, per concludere, vi lascio qui un bel…



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