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domenica 18 ottobre 2015

Arslan Senki: E fu così che il ragazzo divenne Re - Timber Anime

by Cloud


In genere, quando guardo un anime e mi piace parecchio, riesco ad individuare un elemento caratteristico, una particolarità, un qualcosa che lo renda originale rispetto agli altri che girano. L’animazione giapponese è piena di opere uguali le une alle altre, che senza un briciolo di originalità ripropongono stili grafici, trame e caratterizzazioni viste e riviste per assicurarsi una fetta di pubblico che guarderà comunque una roba simile a quella che già gli è piaciuta. Ma allora come mai un anime come Arslan Senki, che non presenta nulla di particolarmente originale o innovativo, e che appartiene per altro al genere fantasy (forse quello che più si è riempito di opere banali e scadenti negli ultimi anni), è riuscito a prendermi e coinvolgermi a questo punto?

La risposta è in fin dei conti semplice: Arslan non è un anime innovativo, non ci mostra nulla di non visto, non è pretenzioso nel voler innovare o essere di chissà quale spessore, ma combina elementi classici con una maestria veramente unica. A dirla tutta, già dallo stile grafico potrebbe sembrare un anime né vintage né moderno, semplicemente fuori moda. Una roba qualsiasi del 2005 o giù di lì, giusto in HD. E non che questo sia un lato negativo: per una volta qualcuno realizza un anime fregandosene sia delle tendenze del suo tempo, sia del voler essere "alternativo" a tutti i costi.

La storia narra di Arslan, un giovanissimo principe che, vistosi sottrarre il regno da un’altra nazione guidata da un misterioso usurpatore, noto come SilverMask per via della maschera che indossa, dovrà viaggiare per trovare alleati sufficienti a riconquistare Ecbatana, la capitale reale. In questo viaggio si troverà ad affrontare delle prove che lo vedranno maturare, e gli faranno comprendere sempre più cosa vuol dire essere un buon sovrano. La maturazione di Arslan, da ragazzino insicuro a principe forte e determinato, è uno degli elementi maggiormente riusciti dell’anime: avviene in modo graduale e convincente, e man mano che la serie andrà avanti vedremo come egli acquisterà sempre più esperienza e fiducia in se stesso, desideroso di guidare e proteggere il suo popolo, e di cambiare il suo regno in una nazione ideale, in cui i sudditi possano vivere pacificamente e senza che esistano schiavi o padroni.

Il viaggio di Arslan non avrebbe però senso senza i suoi fidati compagni, anch’essi caratterizzati meravigliosamente, al punto che ho amato ogni singolo membro della sua combriccola. Abbiamo Daryun, sua fedele guardia del corpo nonché potentissimo cavaliere, capace di travolgere con la sua lancia decine e decine di soldati nemici come se nulla fosse; il bardo donnaiolo e dallo spirito libero Giv, che seguirà il principe per curiosità nei confronti di un suo eventuale regno; l’affascinante sacerdotessa Farangis; la “barbarica” ma sempre allegra e gioviale Alfrid; il giovane Elam e, infine, il personaggio che più di tutti mi è piaciuto: lo stratega Narses. 

Egli, ritiratosi a vivere in solitudine dopo una disputa con il padre di Arslan, è indubbiamente la personalità che maggiormente influisce nella maturazione del ragazzo, grazie ai suoi ideali rivoluzionari per il mondo in cui vivono, e alla sua lucidità e capacità di analisi. Ha liberato Elam dalla schiavitù ed egli lo serve di sua spontanea volontà, per semplice ammirazione. È inoltre un eccellente spadaccino, capace di tener testa ai migliori guerrieri del regno, e soprattutto un genio militare senza pari, capace di condurre il suo esercito alla vittoria nelle situazioni più assurde, grazie alla sua enorme intelligenza e all’applicazione di precetti che ricordano quelli descritti dal generale cinese Sun Tzu in “L’arte della guerra”. E oltre a tutto ciò, nel tempo libero si dedica alla pittura, dipingendo quadri che a quanto pare non vengono molto apprezzati dai suoi compagni…



La presenza di compagni così valorosi, che spesso combattono o elaborano strategie al posto di Arslan, fa sì che venga evidenziata quella che è forse la principale tematica trattata dall’anime: per essere un buon re non c’è bisogno di essere un potente guerriero o un condottiero infallibile, ma di saper fare le scelte giuste, assumendosi la responsabilità di esse, e di saper capire il proprio popolo. 

L’ambientazione è piuttosto originale, e ospita degnamente le vicende della serie, presentandosi come un piacevole mix di mondo arabo e medioevo occidentale. Il character design di Hiromu Arakawa, autrice di Fullmetal Alchemist e del manga da cui è tratta questa serie (a sua volta tratto da una light novel ancora in corso) fa il resto, rendendo tutti i personaggi molto belli e accattivanti a livello visivo. Ciò che più di tutto rende la serie così appassionante è però la sceneggiatura: grazie a un ritmo serrato e colpi di scena mai scontatissimi, ogni episodio di Arslan Senki riesce ad essere intenso e a tenere lo spettatore col fiato sospeso. 

Molto spesso mi capita di vedere anime in cui dopo un episodio non è successo praticamente nulla, ma non è questo il caso. Per dirlo in maniera diretta, ogni episodio di questa serie “soddisfa”, dando sì voglia di vedere come va avanti, ma allo stesso tempo rendendoti soddisfatto di quanto appena visto. E un’uguale sensazione mi ha dato la serie nella sua interezza (che fortunatamente si è protratta per tutta la stagione primaverile e anche quella estiva, per un totale di 25 episodi e non soltanto 12-13 come in molte produzioni recenti): nonostante la storia non sia ancora conclusa e spero facciano una seconda serie, quando ho finito l’ultimo episodio ero pienamente soddisfatto di quanto visto, della storia coperta da questi 25 episodi e dalle epiche vicende a cui avevo assistito. Una nota negativa potrebbe essere che le animazioni non sono nulla di speciale, ma la buona regia e l’onnipresente colonna sonora rendono comunque ogni battaglia epica, e scene come quelle in cui Daryun inizia a mulinare la lancia prima di irrompere nelle linee nemiche sono assolutamente d’impatto.


Quindi, se avete voglia di un nuovo anime bello ed appassionante, vi consiglio assolutamente Arslan Senki, perché come già detto, pur essendo una storia di epiche battaglie come ce ne sono tante, è stata scritta e confezionata con maestria, grazie al tocco di un’autrice capace e di uno studio che ha fatto egregiamente il suo lavoro. Nel caso decidiate di dare ascolto al mio consiglio, sono sicuro che l’eroica leggenda del principe Arslan saprà prendervi fino alla fine.

YASHASIN!

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