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sabato 24 ottobre 2015

Astebreed - Recensione: Robottoni, piogge di proiettili e tanta adrenalina

by Cloud

Che bel colpaccio ho fatto quando, un paio di mesi fa, mi sono accaparrato per una manciata di euro questa piccola gemma indie giapponese. Astebreed è infatti una di quelle robe che a me piacciono davvero tanto, capaci di esaltarmi per tutta la loro durata, che in questo caso è molto breve, ma ciò non toglie che sia stata una bella esperienza. Andiamo però con ordine, e analizziamo come mai Astebreed è una figata.


Questo gioco, sviluppato da un piccolo studio giapponese di nome Edelweiss, appartiene al cosiddetto filone degli “shmup”, gli sparatutto a scorrimento verticale o orizzontale. Per la precisione, Astebreed è sia a scorrimento verticale che orizzontale, ma anche diagonale, in profondità… insomma, si switcha in continuazione tra visuali diverse, ma ciò non rende assolutamente meno fluida l’azione, anzi. Il merito di questa fluidità va in parte al semplice ma efficace moveset che il nostro mecha avrà a disposizione: un pulsante per l’attacco diffuso, un pulsante per l’attacco concentrato, un pulsante per le spadate e uno per il supercolpo (utilizzabile ovviamente solo dopo aver riempito una barra).

Tenendo premuto il pulsante per l’attacco diffuso si agganciano automaticamente tutti i nemici distanti fino a un certo raggio d’azione dal nostro personaggio, per poi riempirli di proiettili a inseguimento (e ciò dà veramente molte soddisfazioni, specialmente quando ci vengono spediti contro fiumi di missili o nemici di piccola taglia), mentre tenendo premuto il pulsante per il fuoco concentrato assieme all’analogico in una certa direzione si agganciano i nemici in una certa direzione, per concentrare tutti i missili su di loro. Premendo ripetutamente il pulsante per la spadata si esegue una combo che ci proteggerà a 360 gradi, ma che sarà impossibile da cancellare, e ci limiterà quindi nei movimenti.

Premendo la spadata assieme a una direzione con l’analogico invece, il nostro mecha scatterà per lanciare un fendente in quella direzione. Combinare propriamente queste mosse sarà fondamentale per danzare senza finire arrosto nel bullet hell propostoci da Edelweiss, capace di tenerci carichi di adrenalina dall’inizio alla fine. Un aspetto piuttosto particolare di questo titolo rispetto ad altri del genere è la presenza dello scudo: il nostro avatar non sarà, come spesso accade, fragile al punto da cedere al primo colpo del nemico, ma sarà protetto da uno scudo, dotato di barra della vita, che si ricaricherà se riusciremo a non farci colpire per qualche secondo. Questo elemento dà sicuramente un maggior margine d’errore, e proprio per questo il gioco può essere goduto anche da chi non è abituato al genere, e anzi, può essere un buon modo di avvicinarsi ad esso.

Oltre ad essere solidissimo a livello ludico, Astebreed centra in pieno l’obiettivo anche sul piano visivo e sonoro: nonostante il team sia piccolo, infatti, a livello tecnico il gioco è godibilissimo da vedere, e non richiede neanche grandi specifiche tecniche su PC: bastano un Core 2 Duo e una GeForce 8600GT (in pratica roba di 10 anni fa circa) per farlo partire, e sulla mia GTX 770 non si è schiodato dai 59 FPS (non 60 per un limite imposto dai programmatori probabilmente) neanche per un istante. Amenità tecnologiche a parte, oltre ad essere pulitissimo a livello tecnico, questo gioco è proprio gradevole all’occhio per via della sua estetica sci-fi tutta giapponese, con un mecha design palesemente ispirato a quello di Evangelion (e perciò fighissimo), character design carino, sfondi belli da vedere e in generale ottimi abbinamenti cromatici.

Alcune cutscenes (brevi e per niente fastidiose dal punto di vista del ritmo di gioco, tranquilli) saranno realizzate con disegni fissi in stile anime (le animazioni sarebbero costate troppo per un progetto così a basso budget), che riescono tutto sommato ad essere piacevoli. La colonna sonora riesce ad accompagnare vigorosamente l’azione su schermo, non sfigurando troppo nemmeno considerando l’eccelsa qualità media delle musiche dei classici del genere: synth, chitarre elettriche, organi digitali e percussioni non deluderanno nel caricarvi di adrenalina. La storia è un’accozzaglia di tante robe, e non si capisce granché bene contando pure che i personaggi vi urlano nozioni sul mondo del gioco mentre voi siete impegnati a non esplodere… se si sa il giapponese come minimo si possono ascoltare le voci, ma per stare a leggere i sottotitoli in inglese si devono veramente avere tre paia di occhi. In fin dei conti però ciò non ha molta importanza: è un gioco, e chissenefrega se non capisco i complotti dietro al Lucis System che muove i robottoni o robe simili.
 
Arriviamo infine alle poche note dolenti di questo titolo: innanzitutto la sua brevissima durata, condivisa con praticamente tutti gli esponenti del genere. Se escludiamo magari il tempo in cui ci si può bloccare su un determinato stage, il gioco si finisce tranquillamente in un paio d’ore. Certo, il gioco è pensato per essere portato a termine tutto in una sola giocata, e lo si può rigiocare più e più volte in cerca di un punteggio migliore (anche qui, come tutti gli shmup), anzi, addirittura per alcuni fan del genere quello è proprio un passo fondamentale nel godersi i giochi. 

Vi avverto però di ciò perché se non siete abituati a questo tipo di giochi, e volete semplicemente finirlo alla modalità “hard” (sbloccabile solo finendolo a “normal”, quindi già due volte finirete per giocarvelo) senza troppe manie di perfezionismo, potreste ritrovarvi non soddisfatti appieno. Il mio consiglio è comunque di rigiocarlo ogni volta che avete voglia di un po’ di adrenalina, magari con il semplice obiettivo di superare il vostro precedente punteggio, o di fare tutto senza morire.
Un altro piccolo difetto, almeno per me, è che il boss finale è abbastanza sproporzionato, come difficoltà, rispetto al resto del gioco, in cui tutto sommato la curva d’apprendimento era ben bilanciata, ma in fin dei conti un boss finale iper-tosto potrebbe anche far piacere a molti.

Che dire quindi, consiglio a tutti voi di rimediare questo piccolo gioiellino, sia che siate fan degli shmup, sia che vi vogliate avvicinare al genere per la prima volta. Oltre che su PC è disponibile anche su PS4, in formato digitale (e stando al sito giapponese del gioco, scegliete se fidarvi o meno, anche lì avrebbe 1080p e 60 fps fissi, contando l’eccelso lavoro fatto su PC non mi stupirebbe), e su PC vi consiglio assolutamente di giocarlo con un controller. È una di quelle robe esplosive, confusionarie e stylish che a volte escono dal paese del Sol Levante, portando la firma inconfondibile di un game design un tempo caratteristico di quella nazione, e che purtroppo si sta andando perdendo nell’imitazione degli AAA occidentali. Un esponente moderno di un genere che spopolava negli anni 80 e 90, che non fallisce nell’essere molto tradizionale e nel risultare al tempo stesso fresco e attuale.
Insomma, giocatelo, vi farà bene.

Voto: 8

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