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venerdì 18 dicembre 2015

Short Peace: Animazione e videogioco si incontrano in una lettera d'amore per il Giappone

by Cloud

Katsuhiro Otomo e Suda51. Una collaborazione tra due personaggi di questo calibro attira sicuramente l'attenzione di chi sia appassionato di anime o videogiochi, meglio ancora se di entrambi. Da una parte abbiamo infatti uno storico mangaka e regista, autore dell'immortale Akira; e dall'altra un game designer famoso per la sua follia e la sua capacità di sfornare avventure originali e divertenti pur senza un gran budget (almeno fino all'acquisizione del suo studio, Grasshopper Manifactures, da parte di GungHo, gigante del gaming mobile). 

Ma cos'è dunque il progetto Short Peace? Si tratta, in parole povere, di un film composto da 4 corti animati e un gioco posti nello stesso Blu-Ray come parte di un unico progetto, che ha come tema principale nulla di meno che il Giappone. 


La terra del Sol Levante viene qui raffigurata in diverse sfaccettature ed epoche storiche, tramite i quattro corti supervisionati, quando non scritti o diretti, da Otomo, e il titolo sviluppato da Suda51. Parlerò prima del film per poi soffermarmi sulla quinta parte, il gioco. 

Già dalla Opening Animation, realizzata da Koji Morimoto, veniamo sballottolati tra ambientazioni naturali, urbane e sci-fi, quasi un piccolo anticipo di quanto vedremo dopo. 

Il primo corto, Possessions, diretto da Shuhei Morita, ci porta dritti nelle tradizioni provenienti dal Giappone antico, tramite l'onirica vicenda di un viaggiatore che si ritrova a passare la notte in un tempio dedicato agli oggetti rotti o abbandonati. La simpatica storiella si basa infatti sulla credenza nipponica che anche gli oggetti possiedano un'anima, infusa loro da chi li ha creati, e meritano quindi di essere rispettati e ringraziati per il lavoro che svolgono. Tramite il sapiente uso di computer grafica e dipinti a mano, ombrelli, tessuti e architetture tradizionali prendono vita in maniera convincente e gradevole, decisamente un bel corto.

Il secondo corto, unico diretto personalmente da Katsuhiro Otomo, si chiama Combustible, e strizza palesemente l'occhio allo stile degli ukiyo-e, le stampe tradizionali giapponesi. Molto particolare la prima scena, realizzata con un unico piano sequenza che mostra i personaggi muoversi su un rotolo di pergamena che raffigura il luogo dove si trovano. Il comparto visivo è delizioso, mentre la storia ci mostra la rigidità di concetti come l'onore nella tradizione nipponica, e la reazione di due giovani, per poi concludersi in una disperata lotta contro un incendio, contrapposto alla "combustibilità" degli sfarzosi vestiti della protagonista e della stessa pergamena su cui sembra svolgersi il tutto.


Il terzo corto, Gambo, è diretto da Hiroaki Ando, sceneggiato e ideato da Katsuhito Ishii, e ha il character design di Yoshiyuki Sadamoto, che aveva già coperto questo ruolo in Neon Genesis Evangelion e Wolf Children. Quasi in una progressione di violenza visiva tra le varie parti, abbiamo in questo terzo cortometraggio lo scontro tra un orrido demone, intenzionato a rapire le donne della famiglia reale, e un orso bianco di nome Gambo, simbolo di una qualche divinità. Il demone è talmente potente che nemmeno un valoroso samurai e un esercito di altri uomini sembrano poter nulla contro di lui, e le scene di battaglia tra le due entità saranno di enorme intensità visiva. Anche qui la computer grafica è molto presente, ma ben integrata con i disegni tradizionali. 

Per finire, abbiamo "A Farewell to Weapons", basato su un manga di Otomo (come si evince dall'iconico character design) e diretto da Hajime Katoki. Qui l'ambientazione si sposta drasticamente in una Tokyo post-apocalittica, tema più che ricorrente nell'arte giapponese, e lo stile grafico si fa molto realistico. Per tornare al concetto di crescendo di violenza, vediamo dei soldati (di cui tra l'altro molti occidentali, come a simboleggiare la pesante influenza estera subita dalla cultura nipponica a partire dal secondo dopoguerra) combattere contro una sorta di carro armato robotizzato, mentre tentano di recuperare una testata nucleare. Gran parte del corto sarà un turbinare di proiettili ed esplosioni, e tutto quanto sta infine a simboleggiare la stupidità degli uomini, capaci di autodistruggersi per il puro istinto di fare la guerra. Nel finale, dopo una panoramica delle lande in rovina, vediamo il Monte Fuji che continua nonostante tutto a fumare, quasi come un segno di speranza che il Giappone possa comunque rinascere dopo ogni tragedia. 

Come avrete notato, nel film mancava una sequenza ambientata nel Giappone moderno, compito affidato a Ranko Tsukigime's Longest Day, il videogioco che costituisce la quinta parte del progetto. Possiamo descrivere in breve questo titolo come "un concentrato di tutta la cultura pop giapponese", con citazioni a mani basse dai più svariati anime e videogiochi, di cui prende ed esagera volutamente i cliché. A livello di gameplay, le fasi principali si presentano come una sorta di runner con elementi action, nel quale dovremo scappare da delle ombre che ci inseguono, ma allo stesso tempo uccidere più nemici possibile, così da fare più punti, recuperare degli extra, e ricaricare i proiettili, che potremo scegliere di usare per rallentare l'avanzata dei nostri inseguitori o per far piazza pulita davanti a noi.

Il tutto funziona incredibilmente bene: Ranko Tsukigime's Longest Day risulta frenetico e scorrevole, e anche abbastanza rigiocabile. Non mancheranno poi un paio di fasi peculiari che quasi cambieranno genere al gioco, ma non vi dico nulla su di esse perché è bello trovarsele così a caso. Oltre ad avere uno stile grafico delizioso ed esuberante, con le coloratissime esplosioni derivanti dai nostri colpi che andranno a materializzarsi per diventare piattaforme su cui saltare, tanto per dirne una, e un accompagnamento sonoro concitato e ben integrato, dentro al gioco troveremo anche dell'ottima animazione: le cutscenes che collegano i vari livelli sono realizzate con stili grafici sempre diversi e spesso folli e stravaganti, e la storia parte con premesse semi-serie per poi degenerare (consciamente) in un calderone di robe nonsense che buttano nella mischia yakuza, risse da strada, draghi, yandere, robot, wrestler mascherati (fissazione ricorrente di Suda) e ogni sorta di cliché mai uscito dal Giappone.

Adoro questi due tizi
Non c'è bisogno tanto di dare un senso al tutto, ma semplicemente godersi il folle (e breve) viaggio che Suda51 ci propone. Perché sì, il gioco è piuttosto breve, nel giro di 2 ore si completa senza problemi, ma se devo essere sincero non lo trovo un gran difetto. Perché dovrei lamentarmi del fatto che è un'esperienza corta, se per quelle 2 ore (che tra l'altro lo rendono ideale da giocare tutto di fila) mi diverte alla stragrande? E no, non è lo stesso caso di robe come Metal Gear Solid: Ground Zeroes o quell'altra porcata di Kingdom Hearts 0.2 che la Square vuole ficcare nella riedizione per PS4 di KH 3D, perché in tal caso si parla di piccole sezioni di giochi "grossi" che richiedono di essere giocati più a lungo per ingranare per bene. 

Ranko Tsukigime invece è un giochino semplice e frenetico che diverte già dal primo secondo, e la breve durata non influisce quindi sul suo intrattenere. Inoltre, posso capire se lo doveste pagare a prezzo pieno, ma ormai su Amazon si trova a 7.90 €, e anche nei negozi lo trovate a 12 € circa, quindi non si può proprio dire che costi troppo per quanto offre.

Come avrete capito se avete letto fin qui, non siamo davanti a un prodotto per tutti. Per apprezzare questo titolo si deve essere appassionati alla cultura del Paese del Sol Levante, di cui questa raccolta vuole cogliere lo spirito nelle sue diverse sfaccettature e proporne un concentrato. Tra parodia e autocitazionismo, si tratta di un prodotto che amerete se anche voi, nonostante tutte le sue contraddizioni e stranezze, o forse anche per quelle, siete irrimediabilmente affascinati dalla cultura di quell'arcipelago a est della Cina, che negli ultimi 50 anni tanta bella roba ha creato sia nell'ambito dell'animazione che del videogioco.

Voto: 8.5

E poi quanti giochi hanno nei titoli di coda le doppiatrici che si divertono in una saletta da karaoke vestite come i loro personaggi?

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