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sabato 21 maggio 2016

Si può smettere di essere un hardcore gamer? - Game Philosophy

by Snake




Ciò che sto per raccontarvi, con tutta sincerità, un paio di anni fa avrei pensato che non mi sarebbe mai successo. Del resto, quando per tanto tempo si ha una passione e la si mette a frutto si finisce per identificare sé stessi con essa. Ma, a volte, può anche accadere che questa passione, per quanto sia forte, cominci a scemare, per motivi sia interni sia esterni al soggetto preso in esame.

Il caso del quale vi parlerò, cioè il mio, sia chiaro, non è dovuto a fattori quali "Io non gioco più ai videogiochi perché ora ho una vita sociale!", o il classico "I videogiochi sono per bambini! Ora sono un uomo adulto!", e via discorrendo.
Nella vita si cresce. E crescita significa soprattutto cambiamento (sennò essa non avrebbe alcun senso). Il problema non sta nel fatto che io non ami più i videogiochi come un tempo per un motivo legato al fatto che ormai ho passato la maggiore età da un pezzo. Semplicemente, mi sono goduto i titoli che possiedo, spesso mi hanno coinvolto talmente tanto da farmi ridere e piangere, a volte allo stesso tempo. 
Tuttavia, quello che adesso rappresenta il "nuovo" non mi attira affatto (come penso diversi di voi, miei cari lettori). Non vedo in esso la magia che mi aveva spinto anni e anni or sono ad abbracciare questo bellissimo mondo. Anche perché, diciamocelo, molte saghe videoludiche amate o sono ormai finite o sono in crisi, come MGSV, che, nonostante la buona impressione iniziale, si sia alla fine rivelato un gioco ben al disotto delle mie aspettative, salvo qualche rarissima eccezione, come Zelda, che continua ancora a sfornare titoli degni di nota. Non c'è più quella vena filosofica che avevo visto in Metal Gear, la follia di Devil May Cry, il fiabesco di Kingdom Hearts, la semplicità di Super Mario.
Ciò che mi trovo di fronte è tutto pompato da effetti cinematografici, giochetti di luci e ombre, le trame sono fintamente profonde, ma alla fine scadono sempre nel banale, così come i gameplay. Si sta perfino affermando la linea di David Cage, ovvero quella dei videogames composti da semplici QTE, che di fatto tolgono a queste opere ciò per cui in teoria dovrebbero essere fatte, ovvero il COINVOLGIMENTO del giocatore, che da AGENTE diviene semplice SPETTATORE del tutto. Sì, lo so, mi direte voi "Ma come?! Tu che sei un grande fan di Kojima ti lamenti di ciò?!". Vi vorrei porre di rimando un'altra domanda: ma voi sapete quale differenza c'è tra un'opera a metà tra videogioco e film e un'altra che è un film con ALCUNI momenti d'interattività? Se la risposta è no, allora non è che siete possessori di una chissà quale grande cultura videoludica rispetto alla mia.

Ti dici un hardcore gamer e ritieni questi due giochi dello stesso genere?
In tal caso meglio che tu taccia, così non rischi di fare figuracce con gli altri.

Ok, dopo aver finito d'insultare i soliti hipster che s'intrufolano quotidianamente sul nostro bellissimo sito deturpandolo con la loro sola presenza possiamo tornare al nocciolo del discorso: ormai non mi sento più un hardcore gamer. Vuoi per i motivi spiegati sopra, vuoi per mancanza di tempo causa università (e ultimamente pure lavoro, ogni tanto), non riesco più a lasciarmi trasportare dai videogiochi come mi succedeva un tempo. In più, ho trovato un passatempo decisamente più immediato e che risponde alle mie esigenze dovute al sempre meno tempo libero che mi è concesso, ovvero la lettura di manga, fumetti e libri, oltre alla visione di anime, serie tv e film.
Luca Signorini di "Eurogamer" (questo è il link del suo articolo) ha coniato un termine che calza alla perfezione con ciò che sono diventato, ovvero quello di "post-core gamer", ovvero un ex-hardcore il quale, vuoi per effettivo disinteresse o per mancanza di tempo da dedicare ai videogiochi, ormai si dedica solo saltuariamente a questa attività, mantenendo tuttavia l'amore nei confronti dei ludi elettronici.

Cosa significa questo? Significa che ormai non mi posso più dire un gamer vero e proprio, anche se il tempo per farmi una partitella a qualche vecchia gloria sulla PS2/PS3 lo troverò sempre, e anche di comprare e godermi un, ormai sempre più raro, eventuale capolavoro di questa gen. Dopotutto, questo è un mondo che, comunque, continua a piacermi, e che mi piacerà per sempre, se saprà offrirmi ciò che desidero, perché, ragazzi, i videogiochi sono una forma d'arte, e come tale qualsiasi cosa di bello riuscirà a proporre io sarò pronto a godermela!

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